A scuola e oltre Giugno-Luglio 2007
A scuola e oltre
Profeti di mondialità. Il movimento CEM nella scuola italiana
di Luciano Corradini
Sono lieto che sia stata chiesta a me, un «esterno» al CEM, la presentazione di questo libro. Sono contento perché posso parlarne bene, avendo seguito l’infanzia e la trasformazione adolescenziale del CEM e potendo confermare la mia amicizia a padre Domenico Milani, ad Antonio Nanni e a Brunetto Salvarani, e, attraverso loro, ai molti membri della famiglia CEM, con la quale ho avuto occasione di fare qualche tratto di un comune cammino di ricerca e di formazione.
La prima bella notizia che ho appreso leggendo il libro è che il CEM, allora «Centro di educazione missionaria», è nato da un’idea lanciata a Parma, nel corso di una conferenza tenuta nel 1939 dal professor Gesualdo Nosengo, un maestro di pedagogia e di vita associativa, che il recente convegno ecclesiale di Verona ha proposto come uno dei laici esemplari del secolo scorso, accanto a Giorgio La Pira, col quale condivise una delle prime elaborazioni teologiche circa l’impegno civile dei laici nella società italiana.
Dopo la tragedia dei totalitarismi e della guerra, si trattava di impegnarsi nella ricostruzione del Paese, ricuperando dal passato l’essenziale per garantire un futuro alle nuove generazioni. Si comprendono così le ragioni di un’evoluzione del CEM, da una fase storica caratterizzata soprattutto dalla volontà di conservare integro il patrimonio di fede, in termini di evangelizzazione, di apostolato e di missionarietà, ad una fase più «dialogica», nella quale viene in primo piano il bisogno di promozione umana, nei suoi risvolti psicologici, culturali e sociali.
Gli anni del Concilio hanno consolidato e accelerato questa svolta, che per il CEM significa anche la trasformazione del significato della M della sigla da «Missione» a «Mondialità».
Incontrai padre Domenco Milani ad un convegno nel corso degli anni ’70. Parlammo della dimensione della mondialità, riconoscendo che questa, prestandosi più di altre a svolgere un ruolo di contenitore e di organizzatore di altri valori sociali, doveva essere considerata dalla scuola come orizzonte e contenuto d’insegnamento, e che l’esperienza condotta dal CEM poteva costituire un prezioso patrimonio per dare concretezza a quelle «educazioni trasversali», che entravano nella scuola alla spicciolata, quasi come clandestine, col salvacondotto delle precarie circolari dei ministri di turno.
Dal 1967 il CEM, «magnifico quarantenne», affronta in termini «laici» i temi della mondialità: ma non ignora, sul piano antropologico, il contributo che può venirne dalla religione, da ogni religione, purché la si viva nell’orizzonte dell’amore. Il recente convegno di Viterbo (2006) ha mostrato entusiasmo e fiducia. E le molte foto di giovani donne che sorridono in cima ai succosi articoli della rivista lasciano intendere un sereno avvenire per il gruppo, qualunque configurazione assuma. La conclusione però non è spensierata e trionfante.
Alcuni rapporti scientifici presentano una serie impressionante di dati relativi alla stato di salute sempre più malfermo del Pianeta. Droga, inquinamento, guerra sono le direttrici di una sorta di antigenesi che è già all'opera, a meno che gli uomini non cambino passo e rotta, riprendendo con fiducia il cammino della Genesi. Già il Concilio aveva notato che «il futuro dell’umanità è in pericolo, almeno che non vengano suscitati uomini più saggi».
Chi avrà la fortuna di leggere questo libro si renderà conto che il CEM ci sta provando da oltre mezzo secolo, con idee e strumenti antichi e nuovi, adeguati alla bisogna. E che merita un grande futuro, tutto dedicato ad assicurare un futuro all’umanità.