A scuola e oltre Giugno-Luglio 2007
A scuola e oltre
I due vestiti della scuola
Brunetto Salvarani
Che aria tira a scuola? Verrebbe da sorvolare, per carità di patria, se prendessimo le mosse dall’immaginario che quasi tutti i media ci hanno consegnato, nell’anno che si sta chiudendo, sulle nostre istituzioni scolastiche. A giudicare dal quale, in effetti, tirerebbe un’aria davvero mefitica, ansiogena, se non talvolta addirittura criminale… Vi si staglierebbero – pigliando fior da fiore – continui episodi di bullismo non gestiti, penosi vandalismi, trilli di cellulari a valanga, mortificazioni verso chi viene percepito in qualche modo come diverso e, more solito, la ricorrente guerra dei simboli (presepi e canti natalizi versus veli islamici); e ancora, sfiducia, disagi, stanchezza e non poca irritazione da parte della classe docente, con significative corse precipitose verso la sospiratissima pensione. Il quadro che ne emerge è davvero desolante... Eppure, attenzione, non c’è solo questo! Come per altri contesti, si dovrebbe parlare dei due vestiti della scuola: quello logoro e irritante, ma assai pubblicizzato sui giornali; e quello buono, forse modesto, prodotto con tanto sudore e altrettanta fatica, che viceversa resta sotteso e quasi mai notiziato. Perché non fa rumore, non è protagonista di scandali, non lo si vede a Porta a porta e non si fa notare per il suo look: ma pure esiste, eccome, e CEM Mondialità – quando ha potuto – ha cercato di raccontarlo, sulle nostre pagine, con le sue buone pratiche, il suo impegno talora commovente per un salto di qualità nella dimensione interculturale del fare scuola, e la sua carica innovativa. Assistiamo così ad una sorta di schizofrenia del mondo dei media nei confronti della scuola: da un lato abbiamo un insistito rincorrersi di notizie su fatti gravissimi ma che non possono certo essere presi come specchio della quotidianità del lavoro di milioni tra studenti e docenti, dall’altro gli stessi media non dedicano che pochissime righe al dibattito pubblico su temi fondamentali di politica scolastica quali, ad esempio, il percorso verso le nuove indicazioni nazionali, il nuovo obbligo scolastico, il rilancio degli istituti tecnici. Aspetti, questi, che vengono lasciati al tecnicismo delle riviste di settore, come se non riguardassero l’intera comunità che nella scuola si gioca le possibilità di costruire un futuro decente. Su tale orizzonte, questa nuova rubrica nasce per riflettere ad alta voce sulle politiche della scuola. Già da tempo ne sentivamo il bisogno, sin da quando abbiamo deciso di tornare a scuola, mirando alto, come scrivevamo nell’editoriale del numero programmatico di due anni fa. Lo faremo, beninteso, anche sulla base della nostra presenza nell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale voluto dal ministro Giuseppe Fioroni qualche mese fa, che sta lavorando alacremente con il coraggioso obiettivo di formulare un modello nazionale per l’interculturalità nelle nostre scuole. Ma non solo! Abbiamo infatti l’ambizione di mettere sotto la lente d’ingrandimento le politiche scolastiche a 360 gradi, anche sulla base della necessità di ridare voce al vestito buono della scuola: che intende contare, e farsi sentire, e ricordare all’opinione pubblica – una volta di più – come un Paese possa guardare con serenità al proprio futuro solo a partire da scelte politiche concrete e importanti a favore delle proprie istituzioni educative e formative. In caso contrario, avranno sempre buon gioco quanti sono interessati, per mille motivi più o meno nobili, a presentare i bulli, gli orchi e il personale rassegnato al peggio come la tristissima normalità quotidiana delle nostre aule scolastiche.
A scuola e oltre