Il resto del mondo Maggio 2007
Il "resto del mondo"
7 ° Convegno Cemsud a Reggio Calabria
di Mimma Iannò La Torre
Il 7° Convegno Cemsud realizzato in collaborazione con l’Istituto di Scienze religiose «Monsignor Vincenzo Zoccali» e l’Istituto Teologico Pio XI, quest’anno ha posto all’attenzione del numeroso pubblico, accorso ad ascoltare i professori Brunetto Salvarani, cristiano, direttore di CEM Mondialità ed Adel Jabbar, musulmano, sociologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’interrogativo principe della ricerca antropologica-religiosa «Chi è il mio Prossimo?». Continuare il confronto tra culture e religioni e incontrarsi con gli amici e le amiche che rappresentano «I popoli del Libro» è divenuto oggi l’imperativo categorico per chi voglia dialogare seriamente sui temi fondamentali della convivenza umana. In questo «Simposio del Mediterraneo», oltre a stimolare il desiderio di ascolto di punti di vista diversi, la comunità ecclesiale reggina ha voluto ricordare la figura di don Domenico Farias, primo prete ad iniziare nell’Archidiocesi di Reggio e Bova un cammino di conversione e di speranza, intrecciando rapporti ecumenici con le chiese sorelle separate presenti in città. In memoria di don Farias è stata dedicata l’aula magna dell’Istituto di Scienze religiose. Nei due giorni del Convegno, si sono affrontati temi attualissimi, come l’accoglienza e l’integrazione dei fratelli musulmani e il riconoscimento della loro storia. Adel Jabbar ha sottolineato la necessità di liberare l’islam dal dominio mediatico attraverso la purificazione della memoria superando il comunitarismo e il fondamentalismo. L’islam si è sviluppato all’interno di luoghi plurali dove «i saperi e i sapori» del Mediterraneo diventano incontro e scambio con tribù ed etnie che si spostano su tutti i territori e che hanno dato vita a rapporti e civiltà ovunque si siano insediate. Il «Modello Medina» è un modello plurale perché il Profeta seppe unire le sensibilità che a Medina convivevano in tanti viaggiatori provenienti da tutte le zone dell’oriente e che si riconoscevano nella pluralità delle loro tradizioni e delle loro storie comuni e differenti. Oggi, invece si presenta per questi popoli una fase storica desolante perché più forte è il ricordo di quel passato glorioso, più aumenta il fondamentalismo estremista.. Il professor Salvarani ha poi esposto con parresia e profonda consapevolezza il punto di vista cristiano sulla dinamica del colloquium. Ha usato questa traduzione fatta da Paolo VI dell’ormai inflazionato termine «dialogo», per sostenere che davanti ad una visione distorta delle religioni e ad una secolarizzazione diffusa, accompagnata da un ateismo trionfante, è urgente proporre la via del pluralismo religioso, non solo verso l’islam ma verso tutte le fedi. Noi non siamo abituati al pluralismo perciò occorre cogliere l’opportunità delle nuove presenze ed alterità per guardare il nostro prossimo con stima e rispetto e non con preoccupazione e paura. Il Concilio Vaticano II, guardava al mondo con ottimismo e parlava di «Dialogo possibile». Davanti al cupo scenario dipinto da Bush, assertore della «guerra infinita», noi cristiani dobbiamo sperare in una «Rivincita del Dialogo» e attraverso questo ad una «rivincita del sacro», realizzando quella Pacem in terris auspicata da tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Per rispondere a questa sfida, ha suggerito Salvarani, ci sono tre possibilità. La prima è di non rimanere soggiogati dall’immaginario dello «scontro di civiltà». La seconda, è lo sforzo necessario per non rimanere in un relativismo assoluto, è pericoloso infatti pensare che tutto possa essere valido. La terza è intraprendere un dialogo che faccia i conti in modo serio, nel quotidiano, con chi è diverso da noi, per cultura e per religione.