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La pagina di... Rubem Alves Novembre 2007

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Ruben Alves   La pagina di... Rubem Alves

Cosa fareste? (prima parte)

Rubem Alves

Le fiabe sono storie bugiarde che si raccontano per dire la verità. Per esempio, la fiaba del lupo e dell’agnello. Il lupo non ha mai parlato con l’agnello, perché i lupi non parlano. E neanche l’agnello l’ha fatto, perché gli agnelli non parlano. Si tratta perciò di una bugia. In effetti la fiaba non si riferisce ai rapporti tra i lupi e gli agnelli. Questi animali sono usati come metafora della politica inventata dagli uomini. Il suo significato è: i forti mangiano sempre i deboli perché questi ultimi possano stare dalla parte della verità.

Vi racconterò dunque una storia, una parabola. Però, prima di iniziare, chiederò scusa agli oncologi, perché utilizzerò la loro specialità medica come metafora. L’oncologia entrerà nella mia storia nello stesso modo in cui il lupo è entrato nella fiaba. Il lupo è innocente. Voi, oncologi, siete innocenti. Così, dichiaro subito che questo caso non si riferisce a voi. Uso la vostra specialità come metafora perché è più facile da capire.

Una coppia, marito e moglie, si amava moltissimo. Ma sul loro amore la morte ha posato una fredda mano. Lei si ammalò di un tumore maligno al seno, che fu rimosso chirurgicamente. Se ne andò il cancro, rimasero i segni. Prima, lei si guardava allo specchio e gioiva per i suoi bei seni. Ora restavano le cicatrici. Il marito l’abbracciava affettuosamente e le diceva: «adesso il mio cuore è più vicino al tuo…». E così vissero per cinque anni, con la paura del ritorno della morte. E tornò. Arrivarono  i dolori. Il vecchio medico di fiducia, loro amico, era morto. Dovettero cercarne un altro, noto per la sua esperienza e capacità clinica. Immaginavano che si sarebbe rivelato un amico sensibile come l’altro. In fin dei conti, il primo requisito di un medico, insieme alla sua capacità, è la compassione, che significa sentire, in qualche modo, ciò che l’altro sta provando. Senza la compassione, il medico non è nulla più di un meccanico che maneggia macchine. La coppia andò dal nuovo medico piena di paura e di speranza. Il medico, mentre la guardava svestita, esclamò freddamente: «Ma lei ha già tolto un seno… Il suo caso è molto più grave di quello che immaginassi…».

A volte mi domando: perché gliel’ha detto? Non per informare la coppia di una cosa che non sapesse già. Non l’ha detto neanche per avere conferma di qualcosa che non poteva vedere bene, come se domandasse: «Lei ha già fatto una mastectomia?». No, i suoi occhi vedevano molto bene. Qual è allora la ragione della sua fredda, immediata e crudele diagnosi? Era necessario? No. Non era necessario. La sua diagnosi non ha contribuito in nulla alla cura di quella donna. L’avrà detto per ingenuità? Certo non poteva immaginare il veleno che le sue parole contenevano. Se l’ha detto per ingenuità, quel medico è solo un idiota che non sa nulla degli esseri umani.

Per dare una risposta a questa domanda dobbiamo entrare nei meandri della mente dove abita la crudeltà, i sotterranei del sadismo. La legge prevede pene severe per l’imperizia medica. Ci saranno pene anche per la crudeltà medica? I medici possono essere crudeli? Sì, è chiaro. Tutti abbiamo un potenziale di crudeltà nell’anima, crudeltà che viene annullata soltanto dall’amore. Ma esistono persone che non conoscono l’amore. Lì la crudeltà agisce.

©Cem Mondialità

 


 

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