A scuola e oltre Novembre 2007
Generazione Y
La nuova protesi, il lettore mp3
Stefano CurciSe ci si chiede quale sia la «protesi tecnologica» - nel senso di oggetto evoluto che i nostri ragazzi si portano sempre dietro - le risposte sono probabilmente due, in ordine di importanza: il telefonino e il lettore mp3. Sul primo si è già scritto nella rivista, perciò dedichiamo qualche riflessione al piccolo oggetto con le cuffiette che sembra una radiolina, ma è molto di più: il lettore di file audio compressi mp3 (preferisco usare genericamente e in modo neutrale l’espressione «lettore mp3», anche se constato che si è diffusa l’abitudine impropria di usare un modello specifico - l’Apple «Ipod» - per designare tutta la categoria dei riproduttori portatili).
Tutti pazzi per «Iphone»
Sarebbe possibile in Italia il fenomeno che abbiamo visto negli Stati Uniti a fine giugno? Drappelli di guardie armate per scortarli all’arrivo dalla Cina. Un numero sterminato di persone (non solo teenager) in fila per ore con scorte di cibo, bibite e sacchi a pelo davanti ai negozi della casa produttrice e del gestore telefonico che ha ottenuto l’esclusiva per cinque anni. Tutto questo per «Iphone», l’ultimo prodotto della tecnologia, che è insieme telefono, videocamera, computer e riproduttore di musica e di film: con questo strumento Steve Jobs, che nel 1984 ha rivoluzionato col «Macintosh» l’industria dei personal computer, e nel 2001, con l’«Ipod», ha soppiantato la Sony e il suo walkman dal trono del mercato della musica portatile, intende imprimere una svolta al mondo della comunicazione.
È ragionevole pensare che anche in Italia un oggetto come questo avrebbe potuto scatenare scene di follia collettiva, anche se da noi arriverà all’inizio del 2008, quando almeno l’effetto novità sarà in parte scemato. Ma il successo è facilmente pronosticabile (soprattutto se la casa produttrice ripeterà la stessa astuzia usata con l’«Ipod», cioè l’abbassamento del prezzo iniziale), perché esso permette ai giovani di portarsi dietro in un’unica protesi tutto ciò che da colore al loro tempo libero: il telefonino, l’archivio musicale con migliaia di brani (altro che le canzoni preferite che entravano a stento nella cassetta del walkman…), la possibilità di vedere i video musicali e di andare su internet.
In attesa di capire le dimensioni del fenomeno «Iphone», concentriamoci sul successo presente del lettore mp3 come protesi tecnologica dei nostri giovani. Perché tanto successo? All’inizio questi strumenti fornivano la semplice possibilità di registrare la voce, superando in comodità ed efficienza i registratori di microcassette; poi alcuni modelli sono stati dotati di radio, poi di schermi a cristalli liquidi sempre più grandi per consentire la visione prima delle immagini fotografiche, in seguito dei video. Il fatto che il lettore diventasse un apparecchio per la gestione di file di ogni genere ha portato a dotarlo di memorie con capacità sempre più elevate, spesso oltre le reali necessità di archiviare canzoni (infatti un’indagine condotta da Icm Research ha stabilito che gli utenti ascoltano in media solo il 58% della musica scaricata sul proprio lettore). Il lettore mp3 ha successo perché permette a ogni giovane di portarsi le ricchezze del suo computer ovunque, con un ingombro minimo.
Tre attenzioni educative per il lettore mp3
Ci sono tre attenzioni che l’educatore - a prima vista - può esercitare nei confronti dei nostri ragazzi con il lettore alle orecchie. La prima è, per così dire, di tipo «sociale»: la possibilità di ascoltare la propria musica in qualsiasi momento è una tentazione per molti irresistibile, che li porta, ad esempio, a infilare almeno una cuffia tra la manica del maglione e i capelli per non essere visti mentre ascoltano musica durante la spiegazione dell’insegnante, o che li porta a isolarsi nel proprio mondo di significati musicali sottraendo spazio all’interazione nel gruppo dei pari o in famiglia, ad esempio durante un viaggio in automobile.
È importante che gli educatori spieghino ai ragazzi i rischi di «autoesclusione» che il lettore mp3 può portare se non è usato in modo misurato, e questo vale anche per altri due rischi che richiedono due attenzioni educative particolari.
C’è infatti un rischio a livello legale: i brani musicali possono essere esportati da fonti legalmente detenute (i propri Cd) ma anche acquistati presso siti internet (costano meno del Cd originale ma sono vincolati dal Drm, un dispositivo che ne limita la possibilità di copia) o scambiati attraverso appositi programmi. Ebbene, lo scambio - che in Italia è raggiunge quantità esponenziali con la diffusione della banda larga - spesso è illegale, e le case produttrici stanno approntando forme di auto-tutela come il watermark, il procedimento per cui le canzoni acquistate on line nascondono nei loro bit il nome e l’indirizzo email dell’acquirente. I nostri ragazzi - la cui percezione del pericolo è attenuata dal fatto di agire dentro casa propria e in pochi clic - sottovalutano gli aspetti legali della diffusione di musica «pirata» e non considerano che - se una volta era impossibile risalire da una cassetta registrata all’autore - gli scambi via internet restano invece tracciabili.
Il compito dell’educatore in questo caso diventa molto difficile, perché ci si scontra con l’indebolimento del senso civico oggi diffuso tra molti giovani, che non hanno problemi a cercare scorciatoie senza preoccuparsi dei danni non immediatamente constatabili.
La terza preoccupazione educativa riguarda la salute. I medici stanno segnalando, in diverse parti del mondo, problemi per l’udito dei giovani dovuti all’uso errato dei lettori musicali. Bisogna tenere presente che molti ragazzi cambiano le cuffie in dotazione ai lettori (che rispettano certi standard) e le sostituiscono con cuffie che possono arrivare a 120 decibel, paragonabili al rumore di un martello pneumatico: ma l’operaio usa delle cuffie di protezione mentre i giovani più incoscienti assorbono per ore tutti i decibel, anche grazie alla durata delle batterie al litio. I giovani sentono spesso la musica in strada o sui mezzi pubblici, e alzano il volume per coprire i rumori di fondo. L’orecchio può sopportare grandi intensità di suono solo per periodi limitati, e ha bisogno di pause: il rischio è quello di trovarsi con un deficit sensoriale, perché possono essere distrutte le cellule che individuano particolari frequenze, soprattutto quelle alte, che sono importanti per distinguere una parola dall’altra. Le ultime statistiche dicono che il 30% dei ragazzi dai 15 ai 30 anni ha un deficit uditivo del 15% sulle frequenze del discorso orale e il fenomeno tende ad aumentare.
Generazione Y