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A scuola e oltre Novembre 2007

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Gianfranco Zavalloni   Per chi suona la campanella?

I bambini, i cimiteri e il boscosanto

di Gianfranco Zavalloni

Le civiltà e il culto dei morti

Uno dei temi più difficili che un insegnante si trova ad affrontare con i propri allievi è quello della morte. Con i bimbi e le bimbe della scuola materna, l’ho affrontato in maniera molto semplice. Andavo spesso con loro al cimitero. Nel prato del piccolo cimitero di campagna, punteggiato dalle lapidi e dai residui di corone di fiori di recenti sepolture, si passeggiava, si correva (a volte qualcuno giocava) nel pieno rispetto di quel luogo e di quello che esso rappresenta per la comunità locale.

Nel passare in mezzo alle tombe, i bambini spesso riconoscevano anziani deceduti da poco o foto dei nonni o del parente di famiglia. Il cimitero non è vissuto, in questo modo, come un luogo estraneo, un luogo tetro, un ambiente da temere o da rifuggire.

Questo approccio mi offre l’occasione per riflettere sull’idea che noi tutti abbiamo dei luoghi preposti ad accogliere coloro che furono e dell’idea che di questo luogo spesso noi adulti veicoliamo ai bambini. Vorrei premettere che quando vado in un paese straniero mi attirano in particolare tre luoghi: le stazioni, le ferramenta e i cimiteri. Condivido per questo il senso della scritta che è posta all’entrata dell’elegante cimitero dell’isola di Ustica: «La civiltà dei popoli si riconosce dal culto dei morti». Apprezzo così moltissimo i cimiteri-collina anglosassoni, i cimiteri di guerra dolomitici o dei piccoli paesi delle valli alpine, i cimiteri davanti al mare di molte località nordafricane. Uno dei più bei cimiteri l’ho trovato in Ungheria, esposto verso il Lago Balaton. Non dispone né di recinto né di cancello. Una semplice collinetta su cui sono posizionate in ordine sparso lapidi di pietra locale di varia forma, per lo più fatte a forma di cuore. Sembra una distesa di cuori adolescenziali. Da qui viene fuori l’idea del «camposanto», di un luogo speciale e per questo «santo», in cui i vivi pensano ai loro antenati, consapevoli di ciò i visitatori trovano scritto su un’altra lapide posta nel più grande fra i cimiteri romani: «quello che siete fummo, quello che siamo sarete».

Il boscosanto, la proposta ecologica di riciclare i morti

Mi servo delle parole di Friedrich Stowasser, in arte Hundertwasser (1928-2000), pittore, architetto ed ecologisa austriaco, che ben esprime in sintesi il mio pensiero. Un essere umano dovrebbe essere sepolto soltanto a mezzo metro dalla superficie. Poi sulla tomba si dovrebbe piantare un albero. La cassa dovrebbe potersi decomporre in modo che la sostanza organica dei defunto possa essere utile all'albero che vi cresce sopra. Esso accoglierà in sé qualcosa del morto lo trasformerà in sostanza vegetale. Quando ci si recherà alla tomba, non si farà visita a un morto, bensì a un essere vivente che si è trasformato in albero, che continua a vivere nell'albero. Si potrà dire: «Questo è mio nonno, l'albero cresce bene, stupendamente». Si può piantare un bosco magnifico, più bello dei solito bosco perché gli alberi avranno radici nei sepolcri.

LA PROVOCAZIONE

A proposito della cremazione

Ritengo la cremazione un’operazione antiecologica. Chi ha assistito a tale rito sa che per circa due ore, dalla ciminiera del forno crematorio, escono fumi non certo naturali. Insieme al carburante usato in gran quantità, vengono bruciati, oltre al cadavere, plastiche, tessuti, metalli e legname. Nulla da invidiare alla follia dei campi di concentramento nazisti che, paradossalmente, nell’atto di far spogliare le vittime, sono risultati storicamente meno inquinanti dei moderni crematori. Per questo ho scritto all’amico capo-gruppo consigliare dei Verdi al Comune di Cesena, esprimendo il mio totale disappunto verso la sua proposta di favorire, come amministrazione comunale, la pratica della cremazione. Come è possibile essere contro gli inceneritori dei rifiuti e poi essere a favore dell’incenerimento dei cadaveri?

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