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Il resto del mondo Ottobre 2007

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   La scuola degli altri

L’istruzione in Egitto dal periodo liberale ai nostri giorni (seconda parte)

di Anna Maria Martelli

Anna Maria Martelli, già docente di cultura araba all’Università di Milano – Bicocca, è autrice di varie opere sull’argomento.
Il suo testo più recente è Capire l’islam attraverso la sua arte (Edizioni Lavoro, Roma 2006).

La scuola elementare è preceduta dalla scuola materna che accoglie i bambini dai 4 ai 6 anni. La scuola secondaria comprende un primo anno a carattere generale, al secondo e al terzo anno si accede con esami. Le materie del secondo e terzo anno sono in parte comuni, in parte specialistiche, per consentire l’accesso all’università, altre sono opzionali per accedere alla scuola tecnica avanzata.

La scuola tecnica avanzata (a indirizzo industriale, commerciale, agricolo) comprende un primo livello di tre anni di preparazione di base ed un secondo livello biennale avanzato. Un esame permette di passare dal primo al secondo livello e l’esame finale conferisce un diploma.

La scuola ahzarita segue lo stesso percorso della scuola secondaria generale.

Nel 1991 è stata promulgata una legge per l’alfabetizzazione e l’istruzione degli adulti (obbligatoria per la fascia di età compresa fra i 14 e i 35 anni).

I programmi sono stabiliti a livello nazionale e sono comuni anche alle scuole private. La lingua di insegnamento è l’arabo classico. È stato recentemente introdotto l’insegnamento di una seconda lingua (generalmente l’inglese) che dovrebbe iniziare dalla scuola elementare, ma è attivato nella maggioranza delle scuole dal primo anno dello scuola media.

Nei primi tre anni della scuola elementare si acquisiscono le competenze di base di lettura, scrittura e matematica, nei restanti due anni si applicano le competenze acquisite. I programmi prevedono spazio per l’educazione artistica, tecnica e musicale. Lo stato egiziano sta compiendo un grande sforzo per modernizzare i libri di testo ed includere temi quali i diritti umani, la tolleranza, l’educazione civica, l’ambiente, la democrazia, la medicina ed igiene preventiva, i diritti delle donne, ecc. Inoltre, si tende ad inserire nei curricula scolastici l’uso del computer e della tecnologia. A livello medio inferiore e superiore si introducono e/o approfondiscono materie scientifiche e filosofiche. Nel contempo, sono state costruite molte nuove scuole per evitare i doppi e tripli turni e per evitare l’abbandono scolastico.

La crisi dell’istruzione universitaria

Per quanto riguarda l’istruzione universitaria, in Egitto sono attive 12 università statali che comprendono 277 facoltà ed istituti; l’università religiosa al-Azhar [1] con 60 facoltà; l’università americana (4 facoltà) e 6 università private con 47 facoltà.

In alcune facoltà, come commercio, scienze politiche, legge, economia, turismo e archeologia, l’insegnamento viene impartito in una lingua straniera (inglese, francese). Recentemente si sono ampliati gli insegnamenti di informatica.

L’ordinamento degli studi prevede anche un’istruzione superiore non universitaria che rilascia diplomi di tipo tecnico avanzato.

La gratuità dell’istruzione ha comportato una crescita esponenziale degli studenti a tutti i livelli. Le conseguenze del libero accesso all’università e dell’attuale declino dell’istruzione universitaria in Egitto sono state recentemente (novembre 2006) al centro di un dibattito apparso su al-Ahràm, il maggior quotidiano egiziano. In base ad una statistica effettuata da istituti di ricerca indipendenti sul livello di eccellenza delle università nel mondo, le università egiziane, inclusa quella del Cairo, figurano alla fine della lista o non entrano neppure in classifica.

Il declino viene da alcuni attribuito al fatto che la quantità supera la qualità. Il numero degli studenti è tale che, in alcune facoltà come legge e commercio, non vi sono sufficienti posti a sedere. In simili circostanze, l’istruzione universitaria ha perso le sue motivazioni più importanti, ricerca e innovazione. Nessun professore è in grado di guidare un tal numero di studenti, né di avviarli a un confronto di idee nuove e diverse da quelle che essi ereditano.

Va invece registrato un fenomeno di «chiusura» da parte dei docenti egiziani in alcune delle nuove università arabe fondate in Egitto dai ricchi governi beneficiati dal petrolio. La missione dei professori egiziani che avevano assunto incarichi d’insegnamento in tali università avrebbe dovuto essere la loro modernizzazione. In realtà ciò non si è verificato e i professori egiziani sono stati influenzati dai tradizionali schemi di pensiero dominanti in quelle società che si basano sui «retti predecessori» [2] con tutto quello che ciò comporta in bene e in male.

Lo stile tradizionale di un tal genere di insegnamento universitario comprende libri di testo scritti dal professore, che gli studenti devono apprendere a memoria. Ciò impedisce la formazione di un giudizio indipendente da parte dello studente o la ricerca di altre fonti con opinioni diverse. In breve, i professori in questo tipo di educazione universitaria appaiono come i detentori della «verità assoluta», una situazione che costituisce il primo passo verso l’ignoranza piuttosto che verso la formazione di giovani maturi e consapevoli.

L’alto numero di laureati disoccupati evidenzia ulteriormente queste mancanze. La crisi non è il risultato della carenza di possibilità d’impiego dovuta ad una lenta crescita economica, ma è dovuta a un sistema d’istruzione universitaria che non qualifica i propri laureati per gli impieghi in istituzioni economiche moderne che richiedono quelle competenze specifiche che l’attuale sistema non è in grado di fornire. 

Col tempo questo fenomeno è apparso evidente: lo stanno a dimostrare le molto maggiori possibilità d’impiego per i laureati dell’università americana a detrimento di quelli delle università egiziane, comprese le maggiori: il Cairo, Alessandria, e Ain Shams. Così si è diffuso un nuovo genere di istruzione universitaria, in grado di far fronte alle attuali necessità, l’Egitto ha conosciuto le università inglesi, canadesi, francesi e tedesche, i cui programmi si adeguano continuamente alle mutate esigenze.

Coloro che in Egitto si occupano dell’istruzione erano convinti che una legge per la «qualità dell’istruzione» e la sua applicazione nelle università avrebbe colmato questa lacuna. La legge approvata prevede alcuni standard da rispettare, ma è probabile che questa soluzione da sola non possa essere risolutiva, vista la gravità della situazione.

Alcuni dati statistici

  • 69 milioni di abitanti nel 2003.
  • Tasso di analfabetismo nel 2004: 28,6% pari a 12,8 milioni di persone di cui 3,9 milioni maschi e 8,9 milioni femmine con una netta prevalenza nelle aree rurali.  
  • 500 milioni di sterline annue (63 milioni di euro) per applicare il progetto nazionale di alfabetizzazione (100 mila laureati per alfabetizzare 25 persone in 10 mesi).
  • 7.928.380 iscritti alla scuola elementare nel 2004.
  • 1.557.605 iscritti alla scuola secondaria generale nel 2004.
  • 241.847 tra docenti e assistenti universitari nel 2002/3.
  • 242.000 immatricolati nel 2002/3.
  • 1.245.000 studenti in corso nel 2002/3.
  • 266.000 laureati nel 2002/3.
  • 5.461 milioni di sterline il budget 2002/3 per l’università (circa 692 milioni di euro).

©Cem Mondialità


[1] L’università di al-Azhar (termine che significa «la fiorita») è stata fondata alla fine del X secolo (966) e svolge un ruolo che va ben al di là del semplice insegnamento: è infatti uno dei luoghi di pensiero più autorevoli e influenti del mondo islamico, nonché sede del Gran Muftì (giureconsulto) d’Egitto.
[2] Si fa riferimento alla religione degli antichi i quali erano reputati per le loro interpretazioni letteralistiche del Corano e scelti come guide dai tradizionalisti che vedono in loro i garanti della fedeltà alla sunna (modo di agire del Profeta).

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