Editoriale Aprile 2008
Editoriale
La politica e la nuda vita
Brunetto Salvarani
Aprile, dolce dormire… anche se, per una volta, sarà meglio metter da parte la saggezza popolare, con le elezioni politiche di metà mese che richiedono - forse ancor più di altre tornate - un’attenzione particolare. Per il significato che rivestono in vista del domani di questo nostro (affaticato) Paese. Perché qualche segnale di novità, è indubbio, si è già manifestato da più parti. E perché, guardandola dal buco della serratura offerto da CEM, la campagna elettorale ha confermato, se fosse stato necessario, la centralità strategica del tema della vita e dell’antropologia del post-umano, come su queste pagine andiamo da tempo ripetendo. Centralità, da una parte, e forte rischio di strumentalizzazione, dall’altra: attenzione, dunque, a maneggiarli con cura, e con l’arma nonviolenta del dubbio, di quella discussione sana che ci permette di ascoltare con sincera disponibilità il punto di vista altrui e di crescere. Con una considerazione, en passant ma non troppo: è invalso l’uso di definirli temi eticamente sensibili, e lo comprendo, ma sembra quasi che i temi della pace e della guerra, della solidarietà sociale e della giustizia e dell’immigrazione non lo siano…
Già lo scorso anno, con i dossier della rivista e il convegno su Umano, disumano e post-umano, abbiamo inteso affermare che si tratta di un caso serio, di una sfida che si è aperta e insieme ci interpella. A riflettere su natalità, aborto, eutanasia, testamento biologico, certo, ma anche su quanto la politica influenzi le nostre scelte riguardanti il corpo e la corporeità; e su come sia ancora possibile educare, formare, insegnare, in uno scenario in così rapida trasformazione, su tale versante. Ciò che appare chiaro è che non si può fare finta di niente, o illuderci che tutto ciò sia esterno al perimetro dell’educazione, nel tempo della postmodernità.
Perché, infatti, si discute sempre più spesso di biopolitica? Perché tanti libri, dibattiti e ricerche si moltiplicano sulla biopolitica e la bioetica? Perché il prefisso bio (bios sta per vita, in greco) precede e ridisegna un numero crescente di parole come bio-potere, bio-tecnologie, bio-scienze, bio-diritto, bio-pedagogia, bio-medicina, bio-agricoltura, bionica, bio-pirateria, bio-massa, bio-architettura, bio-prodotti, bio-casa, fino allo stesso testamento biologico? Pochi concetti come quello di biopolitica, spiega Roberto Esposito, risultano attraversati da un’ambivalenza costitutiva che li espone ad esiti contrapposti. Infatti con questa espressione, elaborata da Michel Foucault, si vuole intendere un’implicazione diretta tra la sfera della politica e quella della vita, intesa nella sua nuda falda biologica.
Il potere di vita o morte, che già in passato la politica ha rivendicato per sé (lo dimostra ad esempio l’ideologia della pena capitale), oggi diviene potere di far vivere o di lasciar morire… e può venire esercitato sui principali processi vitali: nascita, la morte, la riproduzione, la malattia, i trapianti.
Perciò torniamo a invitare la scuola e l’educazione a soffermarsi su tali interrogativi, complessi e tuttavia necessari: chi sta effettivamente governando il futuro dell’uomo? Chi prende decisioni sulle nostre vite e sui nostri corpi? Chi stabilisce le regole del nascere, del formare una coppia, del mettere al mondo un figlio, di sottoporsi ad un trapianto, di ricevere una protesi, di lasciarsi espiantare un organo, di staccare la spina per lasciarsi morire?
Da Hannah Arendt al citato Foucault, da Giorgio Agamben a Salvatore Natoli, da Stefano Rodotà a Umberto Galimberti, sono ormai numerosi i pensatori che offrono stimoli e aprono piste di ricerca sui molteplici aspetti della biopolitica e sulle sue connessioni con il post-umano e - ciò che più ci interessa - con l’educazione e il futuro dell’umanità.
Quanti hanno un ruolo educativo dovrebbero sentirsi interpellati da una tecnoscienza e da una biopolitica che, almeno potenzialmente, hanno già messo le mani sulle nostre vite. Non è con la paura che si affrontano simili sfide, né con un’informazione basata sul sensazionalismo, ma con gli strumenti della conoscenza, della progettualità competente e dell’educazione al futuro come passione per la vita! È questo scenario che vogliamo tener davanti, consapevoli della sua delicatezza, già dal prossimo convegno di Viterbo.
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