Questo numero Febbraio 2008
Sommario
Questo numero
di Federico TagliaferriQuesto numero di CEM Mondialità prosegue nel dibattito sul tema «Umano, disumano, post-umano. Corpo a corpo nell’educazione» affrontando la fascia d’età forse più difficile, quella della cosiddetta «generazione Y». Questa definizione, ormai divenuta corrente per indicare gli adolescenti esperti nell’uso delle tecnologie digitali, forma l’oggetto dell’indagine del dossier, firmata da Antonio Nanni e Antonella Fucecchi.
«Nel dossier viene chiarito - scrive Nanni nell’introduzione - che ci troviamo dinanzi a giovani ancorati soprattutto al presente, senza memoria del passato e senza progetti di futuro. Nel testo si fa riferimento al mondo dei consumi giovanili, agli strumenti di comunicazione, alle forme del bullismo, di impegno politico e di religiosità. Ma una delle parti più originali del dossier - sottolinea Nanni - è forse l’individuazione di alcuni oggetti simbolici per capire le nuove generazioni: il lucchetto, il telefonino, il blog, l’Mp3, il piercing, il motorino, perfino il pupazzetto o il peluche». Che cosa cercano, allora, i giovani di oggi? La risposta viene appena abbozzata: «essi cercano un orecchio che sappia ascoltare; una bussola per trovare la rotta; un senso alla domanda d’identità».
Lino Ferracin, nella sezione dedicata al Cinema, si ricollega al tema della «generazione Y» presentandoci il film Guida per riconoscere i tuoi santi, del regista Dito Montiel. Si tratta dell’opera prima dello scrittore diventato regista, inspiratosi al proprio omonimo romanzo: tornato a casa per il grave stato di salute del padre, il protagonista, dopo quindici anni di lontananza, ritorna nel quartiere della sua adolescenza. Episodi presenti e passati, strade disumane e interni di povere case si richiamano e si alternano. Lo scontro con il padre non si è ancora ricomposto; il primo amore fa ancora soffrire; alcuni amici non ci sono più, uno è caduto in abulia, un altro è in carcere. Il passato è andato, restano i Santi: ma la fuga di allora ha ancora tutte le sue motivazioni.
L’inserto dedicato alla comunicazione interculturale ci riserva una riflessione di Gianni Caligaris dedicata alle «diete mediatiche», titolo-metafora che intende indicare il ruolo enormemente dilatato dei mezzi di comunicazione di massa nella nostra vita, di come essa sia stata modificata e di come continui a modificarsi, grazie alle innovazioni tecnologiche e al loro straordinario potenziale di crescita, che ci ha reso tutti dipendenti e incapaci di «scollegraci», anche solo per un attimo della nostra esistenza.
Nella sezione «Resto del mondo», segnaliamo l’articolo «Scrivete così dell’Africa!», con le ironiche e amare considerazioni di Binyavanga Wainaina, un giornalista africano che denuncia stereotipi e banalità nell’immaginario occidentale sull’Africa e, nella rubrica «Educare al pluralismo religioso», l’articolo «Le caratteristiche di una fede corporale secondo la Bibbia», primo di una serie di tre articoli del teologo Carmine Di Sante, che traccia una riflessione in perfetta sintonia con il tema scelto quest’anno dalla nostra rivista.