Il resto del mondo Febbraio 2008
Nuovi suoni organizzati
Mezzo secolo di etnomusicologia in Lucania
di Luciano BosiBen ritrovate e ben ritrovati. A distanza di pochi mesi sono a proporvi un altro lavoro sulle tradizioni musicali italiane, è la volta della Basilicata con il volume/cd Nel paese dei cupa cupa – Suoni e immagini della tradizione lucana.
A condurci negli anfratti più intrinseci e peculiari delle tradizioni etnomusicali ed etnografiche di quella splendida ed arcaica terra che è la Lucania sono Nicola Scaldaferri, docente dell’Università di Milano che si occupa di musiche tradizionali e di musica elettronica, e Stefano Vaja, fotografo di Parma che si interessa per lo più di reportage sociale e di fotografia di teatro. Questo interessante documento ci consegna i risultati di una ricerca sullo stato attuale dei luoghi e delle culture delle tradizioni etnomusicali della Basilicata. Voci e suoni che accompagnano e caratterizzano rituali e cerimonie le cui origini si perdono lontano nel tempo, ma che vivono ancora qui ed ora e non sono, come troppe volte abbiamo potuto vedere e udire, morte e resuscitate per «comodità culturale».
Il percorso trattato dall’eterogenea antologia sonora contenuta nel cd e dall’ampia documentazione fotografica (145 foto in bianco e nero) nonché le 280 pagine del volume (repertori musicali, compresi i testi delle canzoni e le partiture strumentali, contesti e prassi esecutive, musicisti e costruttori di strumenti musicali …) lasciano una traccia indelebile nell’ambito della ricerca sul campo. Ciò è vero, in particolar modo, per l’abbinamento della ricerca etnomusicologica a quella fotografica, che nello specifico assume valore etnografico.
Tale combinazione di competenze, che ultimamente conosce un rinnovato interesse da parte dei ricercatori, è alla base di un altro aspetto culturale che questo lavoro vuole celebrare: mezzo secolo di ricerca etnomusicologica in Basilicata. Il paese dei cupa cupa è l’espressione che utilizzava Diego Carpitella, padre dell’etnomusicologia italiana, per definire la Basilicata o, meglio, la Lucania, nel resoconto della sua prima ricerca in questa regione, svolta insieme ad Ernesto De Martino e al fotografo Franco Pinna negli anni ’50.
Grande è la varietà contestuale e sonora che i 28 brani del cd presentano. Voci femminili e/o maschili che raccontano, con splendide polifonie, di riti liturgici (in particolare la devozione mariana), ma anche dell’amore e delle attività stagionali; canzoni narrative lucane accompagnate dall’ostinato borbottio del cupa cupa, zampogne, ciaramelle e tamburi in processione che eseguono musiche «a devozione», sostanzialmente tarantelle dedicate alla Madonna. Vorrei segnalarvene una splendida, eseguita da un flauto di canna, un tamburello e una bottiglia percossa con una chiave. Di grande interesse sono i canti registrati nei paesi arbëresh dove si svolge la liturgia di rito bizantino e le celebrazioni sono praticate sia nella versione moderna in lingua albanese, sia in quella tradizionale in lingua greca.
Una raffinatezza racchiusa nel cd è la polca eseguita con un’arpa diatonica di Viggiano; curioso esempio di meticciamento conseguente all’introduzione dell’arpa celtica da parte degli emigranti di ritorno dagli Stati Uniti (Boston in particolare) dove la comunità italiana s’incontrò con quella irlandese.
Il brano che nei ripetuti ascolti mi ha emotivamente più coinvolto è una danza cantata dal titolo vallja che in arbëresh significa appunto danza, per l’esattezza una danza nuziale molto conosciuta e caratterizzata da un insolito ritmo composto di 5+5+4+6 tempi.
* Cupa cupa è il nome che designa in Lucania il tamburo a frizione.
Nel paese dei cupa cupa - suoni e immagini della tradizione lucana
Squilibri Roma, 2006 (libro + cd € 29.00)
©Cem Mondialità
Nuovi suoni organizzati