Dossier Gennaio 2008
Infanzia negata?
Introduzione
Antonio Nanni
A chi non piace il messaggio che è contenuto nello slogan: «Un altro mondo è possibile?». Ebbene, ogni volta che nasce un bambino sulla terra questo annuncio diventa potenzialmente vero: grazie alle sue scelte, alla sua storia e al suo futuro «un altro mondo è veramente possibile»!
Ogni bambino, cioè, alla sua nascita è sempre da accogliere come un piccolo Mosè, un Dalai Lama, maschio o femmina che sia. È la vita che rinasce, che si rinnova, che chiede futuro, che si apre alla speranza di una nuova umanità. Per questo i diritti dell’infanzia, il rispetto della vita e della dignità di ogni bambino sono il primo segno che indica il grado di civiltà di qualsiasi convivenza sociale.
Dal bambino soldato allo sfruttamento del lavoro minorile... siamo sempre dinanzi alla tragedia dell’infanzia negata e alla violazione dei diritti del bambino.
Nella nostra società complessa è quasi impossibile smascherare i nuovi Erode che sono pronti a negare l’infanzia di tanti bambini: dalla pedofilia alla microcriminalità, dalla prostituzione minorile all’uso abile e dissimulato di sfruttamento di bambini nella pubblicità.
Riflettere sul rapporto violenza e bambini significa essere molto crudi nella denuncia perché le odierne incarnazioni di Erode non vanno cercate sulla luna ma, il più delle volte, tra le pareti domestiche, negli ambienti ordinari dove i bambini passano le ore del giorno, come a scuola o per strada, oppure, sempre più spesso, a contatto con i nuovi strumenti di comunicazione quali il telefono cellulare, l’Ipod, la playstation, internet, ecc.
Infanzia negata?