Questo numero Gennaio 2008
Sommario
Questo numero
di Federico Tagliaferri
Questo numero di CEM Mondialità affronta il dibattito sul tema «Umano, disumano, post-umano. Corpo a corpo nell’educazione» con una prospettiva decisamente diversa rispetto ai numeri precedenti. Il dossier, infatti, ospita due contributi di taglio più «esperienziale» e meno teorici rispetto alla consueta impostazione. Non c’è da stupirsene: lo stesso titolo del dossier, Infanzia negata? è un duro richiamo alla realtà.
«Ogni bambino alla sua nascita è sempre da accogliere come un piccolo Mosè, un Dalai Lama, maschio o femmina che sia - scrive Antonio Nanni nell’introduzione -. È la vita che rinasce, che si rinnova, che chiede futuro, che si apre alla speranza di una nuova umanità. Per questo i diritti dell’infanzia, il rispetto della vita e della dignità di ogni bambino sono il primo segno che indica il grado di civiltà di qualsiasi convivenza sociale.
Dai bambini soldato, allo sfruttamento del lavoro minorile... siamo sempre dinanzi alla tragedia dell’infanzia negata e alla violazione dei diritti del bambino. Riflettere sul rapporto violenza e bambini - prosegue Nanni - significa essere molto crudi nella denuncia, perché le odierne incarnazioni di Erode non vanno cercate sulla luna ma, il più delle volte, tra le pareti domestiche, negli ambienti ordinari dove i bambini passano le ore del giorno, come a scuola o per strada».
È in questa prospettiva che le due autrici del dossier, Carla Sartori e Daniela Invernizzi, ci parlano di infanzia negata a partire da esperienze di vita vissuta, rispettivamente con una dolente riflessione dedicata al dramma dell’adozione e un’inchiesta-reportage sulla schiavitù dei bambini lavoratori in India. «Prendo in esame lo “spaccato dell’adozione” - scrive Carla Sartori - perché più di altre tematiche va a colpire in profondità la relazione che inizia fra il bambino e i suoi genitori naturali e/o adottivi che siano, fra avere una famiglia e non averla, fra vivere in un istituto e abitare in una casa», mentre Daniela Invernizzi ci ricorda che «milioni di bambini/e, ragazzi/e sono sfruttati a tempo pieno, svolgono attività ad alto rischio, vivono in condizioni di schiavitù, sono coinvolti in attività illecite: in sintesi subiscono situazioni di gravissima violazione dei diritti sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza».
Lino Ferracin, nella sezione dedicata al Cinema, si ricollega al tema dell’infanzia negata presentandoci il film L’Enfant - Una storia d’amore, dei registi Jean-Pierre e Luc Dardenne, che propone la vicenda della scoperta dell’amore di un padre verso il proprio figlio, sentimento per lui sconosciuto fino ad allora in quanto genitore.
L’inserto dedicato alla comunicazione interculturale ci riserva in questo numero un’argomentata riflessione di Adel Jabbar sul difficile inserimento sociale di un’immigrata, prendendo lo spunto dalla sua storia pubblicata in libro, Ho trovato l’Occidente, storie di donne immigrate a Palermo, a cura di Amelia Crisantino.
Nella sezione «Resto del mondo», segnaliamo l’articolo di Andrea Raza su mass media e diversità culturale in America, che esamina la possibilità che esso rappresenti un modello per il giornalismo interculturale. Infine, Luciano Bosi ci propone un affettuoso ed energico ricordo di Fabrizio De André e del suo cd-capolavoro, Creuza de mä.