La pagina di... Rubem Alves Giugno-Luglio 2008
La pagina di... Rubem Alves
Voglio vivere molti anni ancora
Rubem AlvesSeconda parte
Voglio il mio cane - e se qualche medico o infermiera affermerà, in nome della scienza, che i cani possono trasmettere malattie, io li manderò a quel paese. Quelli che stanno morendo diventano invulnerabili. Essi sono aldilà dei batteri, delle infezioni e delle contro-indicazioni suggerite dai medici. Mi ricordo di un vecchietto, mio amico, che nel letto di morte disse alla figlia che voleva mangiare un pastel de carne (piatto tipico fatto di farina ripiena e fritta - n.d.t.). «Ma papà, rispose la figlia, le cose fritte fanno male…». Non sapeva che quelli che stanno morendo sono ormai oltre le cose che fanno bene e quelle che fanno male.
Voglio avere anche la felicità di poter chiacchierare con i miei amici circa la mia morte. Una delle grandi sofferenze di coloro che stanno morendo è percepire che non c’è nessuno che li accompagni fino alla soglia dell’abisso. Questi parlano della morte e gli altri subito sdrammatizzano: «Sciocchezze, fra poco starai meglio…». E allora i moribondi tacciono, si infilano nel silenzio e nella solitudine per non turbare i vivi. Resta loro unicamente il camminare soli verso la fine. Sarebbe così bella una chiacchierata come questa: «Ah, sentiremo molto la tua mancanza. Puoi restare tranquillo: mi occuperò del tuo giardino. Le cose che tu hai amato, dopo la tua partenza, si trasformeranno in sacramenti: segnali della tua assenza. Tu sarai sempre in esse…». Allora i due si daranno la mano, piangeranno per la tristezza della partenza e per l’allegria di un’amicizia così sincera.
Ci sono alcuni che pensano che la vita sia un fatto biologico, il battito del cuore, un’onda celebrale elettrica. Non sanno che, quando l’allegria se n’è andata, il corpo è solamente un’urna funeraria. E allora i teologi e i medici, invocando la legge della natura, dicono che la vita fisica deve essere preservata a qualsiasi costo… E così, basandosi su questa dottrina crudele, sottomettono a torture insopportabili il corpo che vuole partire - lo tagliano, lo bucano, lo legano a macchine, vi infilano tubi e fili perché le macchine continuino a funzionare, anche davanti alle sue suppliche: «per favore, lasciatemi andare!». Ma la vita umana non è un fatto fisico. Essa esiste solo fin quando esiste la capacità di sentire la bellezza e l’allegria.
È questo il mio desiderio finale: che rispettino il mio corpo quando dirà: «È arrivata l’ora della partenza». Amerò molto coloro che mi lasceranno andare. Come già ho detto: amo la vita e desidero vivere molti anni ancora, come Picasso, Cora Coralina, Hokusai, Zorba… Ma voglio vivere solamente fino a quando rimane accesa la fiamma dell’allegria..
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