Dudal Jam Giugno-Luglio 2008
DUDAL JAM
Note di viaggio in Burkina Faso
di Clelia MinelliIncontri, racconti, volti dagli sguardi fieri, disponibili, allegri, stanchi…
Com’è possibile raccontare tutto quanto abbiamo vissuto in quei pochi giorni tra Dori, Gorom Gorom e Ouagadougou?
Tutti i momenti si sono trasformati in occasioni d’incontro, con i ragazzi, con i bambini, con le «personalità» che, con grandi rituali, ci hanno accolti in ogni luogo arrivassimo, con le donne, tra di noi, trasformati dalle serate africane, in compagni di un viaggio che si è rivelato molto di più dell’andare a conoscere qualcosa lontano da noi: ci ha permesso di scoprire in noi stessi il desiderio di realizzare un sogno comune.
I «nostri» François Paul Ramdé e Alain Marie Kombéré, responsabili dell’Union Fraternelle des Croyants (Ufc), rispettivamente di Dori e di Gorom Gorom, ci hanno accompagnati ovunque e ci sono stati vicini con la loro allegria, disponibilità e soprattutto con professionalità, sin dal momento in cui, frastornati, ci hanno accolti all’aeroporto di Ouagadougou, fino a quando ci hanno salutati per l’ultima volta allo stesso aeroporto sette giorni dopo.
Dalla prima sera sono iniziate le serie di presentazioni, saluti, ringraziamenti ai quali siamo così poco abituati e che sono diventati un ritornello quotidiano, quasi quanto il mattutino: Bonjour, fofo, bien dormi? che abbiamo immediatamente adottato anche tra noi.
In visita a cristiani e musulmani
Anche gli incontri ufficiali hanno rivelato lo spirito di quel che vuole essere «Dudal Jam, il centro per la pace».
A Ouagadougou la comunità musulmana del Burkina Faso ci ha accolti con una commissione formata dal Segretario Generale, El Hadj Semdé Moussa, e dal Commissario generale dell’insegnamento e dell’educazione, El Hadj Mahamadi Tiemtoré, oltre che da altri membri della comunità, appartenenti alle varie commissioni per gli affari islamici e quelli economici e da rappresentanti del Grande Imam di Dori, tra cui Hamidou Moussa Dicko, che ci ha poi accompagnati a Dori ed è stato presente a vari incontri.
Abbiamo avuto l’onore, a Dori, di essere ricevuti in casa di Monseigneur Joachim Ouédraogo, da tre anni vescovo di Dori e legale rappresentante dell’Ufc. Ci accoglie con un proverbio che diventa, dentro ad ognuno di noi, una sorta di motto e monito: «L’occhio vede anche se non vuole guardare, l’orecchio sente anche se non vuole ascoltare, ma il piede non va laddove non si vuole recare».
Purtroppo il Grande Imam non ci può ricevere, non gode di ottima salute e tutti quanti pensano a lui in ogni occasione con la preghiera o con il semplice ricordo. La comunità musulmana di Dori è così rappresentata da Abaye Cissé che ci accoglie insieme ad un gruppetto di delegati dell’Ufc e di marabouts. Hamidou Moussa ci aiuta facendo da interprete: i rappresentanti più anziani non parlano francese, ma la lingua mooré.
Altrettanto importante è l’incontro con i giovani appartenenti alle due comunità religiose nella loro sede, in presenza del vescovo e dei nostri «accompagnatori ufficiali». Michel Ouédraogo e Abdramane Cissé sono i portavoce dei giovani delle due comunità i quali esprimono la loro motivazione ad impegnarsi ed a lasciarsi coinvolgere nel progetto Dudal Jam.
Anche il più formale incontro con il Consiglio d’Amministrazione dell’Ufc di Dori, composto in egual misura da membri delle comunità cristiana e musulmana, conferma la forte motivazione e l’interesse per questo progetto sia a livello di «base», dei giovani, i primi destinatari di quel che si andrà a creare, sia nei rappresentanti ufficiali delle comunità religiose e dei comuni. Fondamentale è per tutti il dialogue de vie, la relazione concreta tra le persone per le quali l’appartenenza a religioni diverse non impedisce, anzi, favorisce l’incontro.
Creare ponti, lavorare insieme
Anche a Gorom Gorom abbiamo potuto percepire lo stesso spirito, la stessa volontà di creare ponti, possibilità di lavorare insieme, occasioni di scambio sia tra loro che stanno vivendo questo raro esempio di convivenza fraterna tra religioni diverse, sia con coloro che, come noi, vengono da molto più lontano e portano stimoli nuovi o, più probabilmente, assaporano e sognano di poter imitare la loro capacità e la loro esperienza.
Le visite di cortesia sono dedicate ad alcuni membri del Consiglio d’Amministrazione dell’Ufc di Gorom e ad alcuni giovani delle due comunità religiose che ci accolgono in un primo momento presso la parrocchia con l’Abbé Pascal Soubeiga e successivamente dal Grande Imam di Gorom, Aldjoumaré. Anche il sindaco di Gorom, Moussa Ohaya Diallo, ed il segretario generale della Provincia dell’Oudalan, Lucine Séri, ci hanno espresso lo stesso entusiasmo.
Oursi è teatro dell’incontro con Saïdou Madiène, definito «leader associativo» o anche «presidente della brousse». La commozione che trapela dalle sue parole non tarda a contagiare tutti noi: il suo appello perché l’austerità ambientale, le difficoltà economiche, le avversità della natura non impediscano che l’impegno disinteressato di tutti quanti, soprattutto dei giovani, possa far sperare in un futuro migliore per tutta la popolazione raggiunge i cuori ed accompagna il resto dei nostri giorni.
Incontri e sogni di bambini
A Gorom abbiamo l’opportunità di conoscere anche il responsabile della biblioteca, Amadou Warmagaleth, gli allevatori dell’associazione «Attharan» ed in particolare le donne di «Tanmidhalte», associazione che le vede impegnate nella raccolta dei sacchetti di plastica nera sparsi ovunque per recuperarli e trasformarli in oggetti di vario genere.
E poi, non meno importanti, i momenti informali… il battesimo di Michel, la visita di Alain e Justine che hanno portato doni per tutti prima della nostra partenza, il nostro albergatore Justin, premuroso e disponibile, i ragazzi di Gorom che hanno camminato con noi nel deserto e ci hanno raccontato le loro vite, la fatica del loro lavoro (molti sono insegnanti), i bambini che ovunque andassimo ci seguivano chiedendoci un bic o un football, simboli dei loro sogni, le nostre difficoltà linguistiche che non hanno certo impedito la comunicazione…
Saggezza profetica
Quando rivediamo monsignor Joachim Ouédraogo per fare il punto della situazione, per condividere le nostre impressioni, e per studiare un possibile seguito a questo viaggio, le nostre difficoltà e tensioni, i nostri dubbi sono superati dal suo entusiasmo, dalla sua lungimiranza, dalla sua capacità di «buttare il cuore oltre l’ostacolo»…; profetiche le sue parole: «è vero che voi europei avete tempi velocissimi, è anche vero che noi africani siamo troppo lenti: è auspicabile una mediazione per fare in modo che non ci adagiamo nella nostra lentezza…». Considerandola a posteriori, questa frase ha sciolto tutte le perplessità sorte all’interno del nostro gruppo, ha dato un ulteriore slancio alla voglia di lavorare con loro e, per noi in particolare, di imparare la loro capacità di vivere insieme e di vedere lontano.
François e Alain, braccio destro di Joachim, con la loro vicinanza, la loro competenza e la loro allegria, hanno accompagnato il nostro soggiorno burkinabé, facendo in modo che tutto funzionasse per il meglio.
La dolcezza che ci ha invasi resterà a lungo dentro di noi e sarà uno stimolo ulteriore per sognare in grande, come ci hanno insegnato i nostri nuovi amici.…..FOFO à tout le monde.
DUDAL JAM