Editoriale Giugno-Luglio 2008
Editoriale
Padre Domenico, maestro di libertà
Brunetto Salvarani

Scrivo questo editoriale ammettendo da subito che è di gran lunga il più difficile da quando ho cominciato a dirigere CEM Mondialità.
Padre Domenico, fondatore, anima, e da ultimo fedelissimo collaboratore del CEM, è stato catturato dal suo Signore, lo scorso 25 maggio, pochi giorni dopo aver compiuto – in piedi, e sempre lucido – i suoi 86 anni. Nel ricordarlo, so bene di rischiare la retorica (quella retorica che a lui proprio non piace!). Il fatto è che non capita spesso di imbattersi in figure così, una di quelle che la Bibbia definisce baal chazon, uomo di sogni, di visioni; capace di pensare e di agire in grande, di non sopportare le ingiustizie, di guardare le cose con un punto di vista altro, quello che immancabilmente ti spiazza, ti mette fuori gioco. Di pensare in grande sì, con la testa dura dei reggiani di montagna (li conosco, da modenese…), ma con un acuto senso del realismo, perché sa bene che il vangelo è uno dei testi più realisti di ogni tempo. Come quando, mi viene in mente alla rinfusa, decide di invitare Emmanuel Lévinas al convegno CEM e si reca al volo a Parigi approfittando dell’equivoco del filosofo che lo crede il don Milani di Barbiana (!). Come quando in quattro e quattr’otto stabiliamo di recarci al funerale di padre Bruno Hussar, in Israele. Come quando abbraccia Rita Levi Montalcini, altro convegno di Assisi, e noi che assistiamo intuiamo che – nonostante tutto – la vita possiede un senso. Come quando si fionda a Strasburgo, al Parlamento europeo dei Seniores, e fa un discorso applauditissimo sull’importanza della vecchiaia per il futuro del mondo. O come quando spende i suoi anni migliori facendosi africano, e scegliendo di cucirsi definitivamente l’Africa addosso.
Troppi, in verità, i ricordi, troppo l’affetto, troppo vasto il buco lasciato da questo missionario sempre elegante e dagli occhietti furbi, sempre con la cravatta con la crocetta, sempre attento a riflettere, ad interrogarsi, a cercare… e sempre disponibile per gli amici! Al mio matrimonio e al funerale di mio padre lui c’è, e alla mia discussione di licenza, e aveva assicurato che non sarebbe mancato anche per il dottorato, lo scorso 20 maggio, quando è già in ospedale. Ed è straordinario lo scorso Natale, ai funerali del sepolto vivo Giovanni Benetti, di cui ha parlato nel paradosso del numero di novembre 2007 di CEM Mondialità, quel partigiano di Carpi che strappò miracolosamente alla morte durante l’ultima guerra e che aveva rivisto per la prima volta l’estate scorsa, 63 anni dopo (il loro incontro è una delle cose più emozionanti cui abbia mai assistito). Per non dire di quella foto che ritrae, gli dicevo scherzando, le tre grazie, un’estate ad Assisi nei primi anni novanta, mentre abbraccia lo stesso Hussar e Raimon Panikkar: padre Domenico è figura di quel calibro, per intenderci.
Ci hai insegnato in primo luogo la libertà, quella di chi non guarda le etichette ma la sostanza di cose e persone; quella di chi sa, all’età in cui di solito si è già in pensione, trovare la forza per mettere insieme un gruppo di educatori che costituisce ancora il nucleo di CEM, senza chieder loro professioni di fede o conversioni ma valutando le qualità umane e professionali, convinto che la vera distinzione non è fra credenti e non credenti, ma fra pensanti e non pensanti. E tu hai scelto di pensare, ma anche di giocare la vita: come quando ti metti a suonare i tuoi tamburi africani con un’energia insospettabile, o quando accetti di travestirti da mago Merlino per divertire i nostri bimbi, due anni fa al convegno, o come quando ci racconti, per l’ennesima volta, la storia magica e commovente di Mamma Pendeki.
Carissimo Domenico, ora tocca a noi. A noi che ora non possiamo che piangere, ma che abbiamo avuto la fortuna non da poco di camminare a lungo accanto a te, di averti, a un tempo, per amico e per padre. Ci mancherai, è persino banale dirlo. Mi mancherà la tua telefonata puntuale per discutere del numero appena uscito della rivista, o dell’ultimo QOL, o del nuovo problema teologico che ti rende inquieto. Con te è morto – meglio, è salito al cielo – un gran pezzo di CEM… ma così, una volta di più, hai scelto di precederci, indicandoci la strada giusta. E così, un gran pezzo di CEM è già tra le braccia di Dio.
Col solito abbraccio, un po’ più forte del solito.
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