A scuola e oltre Giugno-Luglio 2008
In cerca di futuro
L'educazione è sempre (bio)politica
di Davide Zoletto
A partire dal presente numero di CEM Mondialità, la rubrica «In cerca di futuro» sarà curata dal professor Davide Zoletto, ricercatore di Pedagogia generale presso l'Università di Udine, dove insegna Didattica dell’integrazione e Metodologia e tecniche del gioco. A lui vanno sin d’ora il nostro grazie e il nostro più cordiale benvenuto.
Come avviare una rubrica che si collochi tra educazione e ricerca, in un’annata di CEM Mondialità che ha come tema una questione difficile come quella dei rapporti fra biopolitica e educazione? Ci ho pensato a lungo, e provo così: la «nuda vita» non è mai solo nuda, l’educazione è sempre (bio)politica. La frase è sibillina, me ne rendo conto. L’idea è quella di usare questo primo appuntamento della rubrica per spiegarla, e di dedicare poi i prossimi appuntamenti a portare degli esempi concreti di ricerche su questo tema.
Possiamo partire dal titolo del prossimo convegno CEM: «La politica e la nuda vita. È ancora possibile educare?». Se prendiamo le prime due parole e le sommiamo abbiamo appunto: «bio-politica», cioè «politica sulla vita», o meglio «politica della vita». Michel Foucault, a cui dobbiamo l’invenzione del termine, diceva: «governo degli esseri viventi». «Governo» va inteso qui nel senso con cui si dice: «governare una nave», cioè condurla, orientarla. Quindi «biopolitica» significa i modi in cui, ogni giorno - nella miriade di cose, anche le minime, che pensiamo, diciamo, facciamo - il nostro modo di vivere viene governato, condotto.
Foucault ci ha mostrato che, mentre fino al ‘600 il potere era affidato al controllo diretto di un sovrano o di uno Stato, dal ‘600 in poi il potere diventa una rete di tecniche di controllo sulla vita delle persone (una rete di «biopolitiche») che non ha un centro, un capo, ma deriva da una molteplicità di fonti: la salute pubblica, l’economia, la pubblica sicurezza, la pedagogia. Queste tecniche di controllo si esercitano in una molteplicità di luoghi: gli ospedali, i posti di lavoro, le scuole... È come se Foucault ci dicesse: fino ad un certo punto, nella storia, c’era stato un centro da cui tutti noi venivamo controllati (il famoso «panopticon»); oggi c’è una rete di biopolitiche con cui ciascuno di noi controlla, senza accorgersene, gli altri e se stesso.
Ho detto che cominceremo a fare gli esempi dal prossimo numero di questa rubrica, ma qui vorrei già dare un’idea. Un’antropologa come Aihwa Ong ha descritto il modo in cui le autorità sanitarie americane insegnano la cosiddetta «igiene orale» ai rifugiati cambogiani: usare spazzolino e dentifricio, usare collutorio ecc. Ecco, dice Ong, qui abbiamo un esempio di biopolitica, di governo degli esseri viventi: impariamo ad usare il collutorio, ma in questo modo impariamo anche a controllare noi stessi e gli altri. Ecco perché si parla di vita, addirittura di «nuda vita». L’igiene orale riguarda direttamente la nostra salute, il nostro corpo. Il controllo del nostro comportamento, del nostro modo di vivere, si esercita prima di tutto lì: sul corpo. E poi dal corpo si allarga agli altri aspetti della nostra vita. Se ci pensiamo bene, in fondo, è proprio per questo che la «nuda vita» non è mai solo «nuda»: perché il lavarsi i denti, l’usare il collutorio – per un rifugiato, ma anche per noi – non è «naturale», non è «normale». È già un atto «politico» nel senso che dipende dal modo in cui abbiamo imparato a farlo. Dal modo in cui ci hanno insegnato a farlo. Per questo l’educazione non è solo politica, ma anche sempre biopolitica. Anche quando si presenta come «neutrale», quasi «asettica», insegna in realtà agli esseri viventi un certo modo di vivere, un certo modo di controllare se stessi e gli altri. Proveremo a vedere come questo avvenga oggi nei contesti educativi, formali e non. E quanto un’educatrice o un educatore possano smarcarsi rispetto alle biopolitiche in atto.