Il resto del mondo Giugno-Luglio 2008
Educare al pluralismo religioso
Per un’interpretazione religiosa delle religioni
di Marco Dal Corso
Ipotesi di lavoro
All’inizio di un nuovo anno editoriale ci accompagna una domanda a partire dalla quale provare a lanciare un’ipotesi su cui lavorare, questa: e se il problema del dialogo interreligioso non fosse tanto il dialogo quanto la religione? Provare a percorre, insomma, non tanto la sfida del dialogo e della sua scommessa pedagogica (sulla qual cosa non si finisce mai di dire e ragionare, vedasi il contributo importante di intellettuali come Panikkar [1]) quanto quella della rivisitazione del concetto di religione e delle sue conseguenze. Ri-pensare, cioè, la religione anche come esigenza del dialogo interreligioso che ricorda come «la parola religione è una parola occidentale che molte culture del mondo non usano. L’India induista e i paesi buddisti preferiscono parlare di dharma, i musulmani di din, i cinesi di tao, gli autoctoni d’America di parentela cosmica e di spiritualità, alcuni ebrei di ruah haqadesh (spirito di santità)…» [2].
La ricerca…
Questa quindi la ricerca che vogliamo proporre per la rubrica dedicata al pluralismo religioso nel nuovo anno della rivista. Abbiamo bisogno, anche per provare ad affrontare i problemi posti dal post-umano, di ritrovare un’interpretazione religiosa della e delle religioni. Perché se è vero, come sostiene tra gli altri anche Rubem Alves, che «con il trionfo della borghesia Dio cominciò ad avere problemi abitazionali cronici. Poco alla volta è stato buttato fuori dal mondo», è altrettanto vero che la e le religioni sono sopravvissute [3]. In questi tempi di «religioni civile» e di reclamo identitario (i giornalisti parlano di «catto-leghismo» e personalità politiche affermano di applicare «il fascismo e il cattolicesimo» [4]) ce ne siamo accorti!!!
Ritornare a dare un significato alla religione può aiutare a praticare il dialogo interreligioso, oltre che interculturale. Una sfida per il futuro, oltre che esigenza del presente. Come ci avverte lo stesso Panikkar, siamo davanti ad una novità storica. Se le religioni fin qui sono state espressione della tribù di appartenenza, si sono date un patrimonio dottrinale e si sono dotate di un’organizzazione istituzionale, le religioni che verranno chiederanno nuove espressioni dottrinali, come nuove strutture ed istituzioni. Il dialogo interreligioso cambia le religioni. Occorre, infatti, riscoprire la religione oltre le categorie di analisi sociologica e accogliere il nucleo mistico che essa propone. C’è insomma anche un sfida metafisica, oltreché storica, in questo tempo nuovo delle religioni. Come c’è una sfida intra-religiosa nel tempo del dialogo interreligioso. La religione stessa, cioè, è
chiamata a rinnovare la sua stessa tradizione che non smette mai di essere «trasmissione» rinnovata e sempre nuova. Se vuole esistere [5].
Chiarita l’ipotesi di lavoro, il percorso che intendiamo proporre, allora, è quello dell’ascolto della diverse letture della religione o comunque dell’esperienza e visione religiosa fatte all’interno delle distinte comunità: quella cristiana, quella ebraica, musulmana, buddista, induista, delle religioni autoctone africane, indioamericane… Indirettamente chiederemo, invece, all’amico comune Rubem Alves di introdurci e magari di concludere il cammino accogliendo le sue riflessioni attorno al tema della religione. Egli stesso infatti ricorda che «gli uomini non vivono solo di pane. Vivono anche di simboli, perché senza di essi non ci sarebbe ordine né senso per la vita né volontà di vivere. Se potessimo essere d’accordo con coloro che affermano che quelli che abitano un mondo ordinato e portatore di senso godono di un senso di ordine interiore, di integrazione, di unità, di orientamento e si sentono effettivamente più forti di fronte alla vita (Durkheim), allora avremmo scoperto la concretezza e il potere dei simboli e intravisto il modo in cui l’immaginazione ha contribuito alla sopravvivenza degli uomini»[1].
©Cem Mondialità
[1] Dei tanti lavori di Raimon Panikkar, vedasi, per il nostro tema, L’incontro indispensabile: dialogo delle religioni. Jaca Book, Milano 2001.
[2] Robert Vachon, Prefazione al dossier Identità e pluralismo religioso in InterCulture, rivista dellìIstituto Interculturale di Montreal, edizione italiana, n. 9, Città Aperta, settembre-dicembre 2007, p. 20.
[4] Vedasi l’intervista a Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso, in La Repubblicadel 28 aprile 2008, p. 2. E se l’affermazione ci sembra degna di un personaggio folkcloristico ma poco attendibile, basta passare alla pagina successiva dello stesso giornale dove si racconta che il candidato sindaco di Roma (poi eletto), Gianni Alemanno, viene applaudito in chiesa prima della funzione liturgica, quasi fosse un comizio.
[5] Queste le sfide proposte dall’articolo di Raimon Panikkar Identità religiosa e pluralismo in InterCulture, op. cit. pp. 23-55.
[6] Rubem Alves, Religione, op, cit., pp. 36-37.