A scuola e oltre Maggio 2008
Ragazze e ragazzi
Fine, rinascita o immortalità? Il futuro dell’uomo tra sogno e incubo
di Roberto Morselli
Il tema chiave di questo numero, la rinascita, ci interroga profondamente sul senso della vita umana nel futuro. Le religioni ci hanno proposto la rinascita fondamentalmente sotto la forma della risurrezione e della reincarnazione. La risurrezione è il ritorno degli uomini alla vita dopo la morte, sotto le medesime spoglie terrene, come sostengono cristianesimo e islam, mentre nella reincarnazione, lo spirito di chi muore ritorna alla vita nel corpo di un altro essere vivente. A queste posizioni si aggiunge la variante che lo spirito del defunto dopo la morte possa godere di una vita eterna esclusivamente di tipo spirituale, liberata dal peso del corpo. In tutti i casi si tratta di una rinascita che permette la conservazione della vita spirituale, con o senza il corpo. Queste credenze religiose si basano quindi sulla convinzione che esista qualcosa come un principio immateriale, una sorta di anima o di spirito, capace di sopravvivere alla morte del corpo.
Che dire di tali credenze? Hanno indubbiamente avuto il merito di permettere agli uomini di tendere fiduciosi verso il futuro e le sue incognite, di accettare più serenamente il dolore, di vivere con minor dramma la paura del trapasso. È anche vero che nelle grandi narrazioni religiose monoteiste la vita eterna è il dono che Dio concede ai giusti. Quindi per accedervi gli uomini devono fare i conti con Dio, rimettersi alla sua volontà, affidarsi alla sua promessa. In quanto creature spirituali, solo in Dio possono trovare il loro fine, il loro compimento. Fuori da Dio la salvezza non è possibile e manca di significato.
Eppure, da sempre, soprattutto dal XVII secolo, gli uomini hanno cercato, nelle profezie laiche della scienza e della tecnica, di raggiungere la vita eterna senza la mediazione di Dio, tentando di riscattare la cacciata da Eden. In quel giardino s’impresse indelebilmente nel loro inconscio la pretesa futura di giudicare il Bene e il Male e di divenire immortali. I due alberi proibiti non sarebbero più appartenuti a Dio e sottoposti al suo veto, ma, piantati e coltivati dai discendenti di Adamo e di Eva, avrebbero dato i frutti desiderati della conoscenza e della vita senza fine. Mai come oggi questa pretesa ha le condizioni per potersi realizzare.
Lo sviluppo culturale e scientifico
Stabilizzato il processo di evoluzione biologica, gli uomini hanno accelerato prodigiosamente la loro evoluzione culturale, soprattutto scientifico-tecnologica, fino al punto di incrementare vertiginosamente sia le funzioni del corpo che quelle della mente, sfidando i limiti, seppur mobili, imposti dalla natura. Ciò ha portato a un indubbio miglioramento quantitativo della vita e a un rallentamento del decadimento biologico. Ginnastiche, farmaci, diete, integratori, protesi, trapianti e via dicendo hanno permesso di allungare la nostra avventura sulla terra. Le tecnologie della trasformazione della materia e del trasporto hanno permesso di alleggerire la fatica fisica, mentre le tecnologie della gestione delle informazioni e della comunicazione hanno potenziato a dismisura le funzioni della memoria e del calcolo. Secondo alcuni, la nostra crescita è progredita fino al punto di permetterci, in un prossimo futuro, la conquista della vita eterna.
Ray Kurzweil - scienziato informatico, progettista di software, inventore, imprenditore e filosofo - sostiene che entro la fine degli anni Venti del 21° secolo avremo un quadro molto dettagliato del funzionamento del cervello umano, e, grazie alla crescita esponenziale delle nanotecnologie, saremo in grado di ampliarne le capacità congiungendolo con sistemi informatici nanotecnologici. Avremo così un numero molto più alto di connessioni e potremo farle funzionare più velocemente. Ci collegheremo a forme di intelligenza non biologica, potremo ricevere e trasmettere comunicazioni intracerebrali e «scaricare» conoscenza. Kurzweil fa notare che il nostro cervello, anche se si riorganizza costantemente e costituisce sempre nuove connessioni, ha una struttura fissa: la larghezza di banda è piuttosto limitata (un centinaio di trilioni di connessioni). Inoltre i collegamenti sono lentissimi: le connessioni elettrochimiche del cervello permettono una velocità di duecento operazioni al secondo, circa cento milioni di volte più lenta dei sistemi elettronici odierni, e quasi un miliardo di volte più lenta di quella che si avrebbe con un circuito nanotecnologico. L’unico modo quindi di far crescere la nostra intelligenza è di integrarla a quella non biologica delle macchine. Dopo il 2029, secondo Kurzweil, saremo in grado addirittura di ricrearla per via tecnologica.
Da qui la tentazione del mind uploading, ossia del trasferimento della nostra mente (dopo uno scanning accurato della sua struttura sinaptica) da un cervello biologico ad un computer, cioè dal cervello al carbonio, soggetto alla degradazione biologica, al cervello al silicio, tendenzialmente indistruttibile. Immortale. Il corpo sarebbe abbandonato a se stesso, a meno che il progresso sul fronte del soma non fosse in grado di reggere la velocità delle innovazioni sul fronte della cosiddetta intelligenza artificiale.
La vita è riducibile alle funzioni della mente?
Si tratta di una prospettiva affascinante e inquietante al tempo stesso. Ma si basa su un presupposto, sostenuto dalla cibernetica e dalla teoria della IA (intelligenza artificiale), debole e problematico al tempo stesso: che la nostra vita sia riducibile alla nostra mente come gestione delle informazioni e che queste siano entità numeriche indipendenti dal substrato materiale che le trasporta (cervello o computer che sia). Che ne sarebbe a questo punto del corpo, del nostro primo modo di essere al mondo? Siamo proprio sicuri che la materia (senziente) possa essere ridotta del tutto alla sola informazione? E se avesse ragione Nietzsche nel sostenere che «c’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza»? E se a pensare fosse il corpo nella sua interezza? Ma soprattutto… che cosa diventerebbe il tempo, come potremmo farne esperienza? Cosa sarebbero il dolore, la paura, il mistero? Se fossero possibili infinite rinascite attraverso nuovi upload e download non moriremmo, alla fine, di noia nel nostro solipsismo informazionale? E se fosse possibile generare più copie di noi stessi attraverso back up successivi non rischieremmo di proliferare oltre ogni limite e di rendere impossibile la vita alle altre specie viventi della galassia?
Domande chiave, domande opportune. Sulla soglia di una radicale rivoluzione come quella avviata dal postumano (in particolare nelle forme estreme dei transumanisti) è necessario abitare la domanda, da adulti (genitori, educatori, cittadini…) che si assumono una responsabilità di futuro verso e con le nuove generazioni. Per evitare che il sogno della vita eterna non diventi un incubo.
Un sincero grazie a Patrizia Canova e a Roberto Morselli, che hanno curato nell’annata 2007-2008 la presente rubrica con passione e competenza. Il testimone passa a Giuseppe Biassoni e Patrizia Zocchio, «storici» componenti della «squadra» CEM, che ringraziamo sin d’ora per il loro impegno.
Le religioni ci hanno proposto la rinascita fondamentalmente sotto la forma della risurrezione e della reincarnazione
Soprattutto a partire dal XVII secolo, gli uomini hanno cercato, nelle profezie laiche della scienza e della tecnica, di raggiungere la vita eterna senza la mediazione di Dio
Secondo alcuni, la nostra crescita è progredita fino al punto di permetterci, in un prossimo futuro, la conquista della vita eterna
Ragazze e ragazzi