Il resto del mondo Maggio 2008
Agenda interculturale
«Il disco volante, Celestini, Magdi Allam e la rivista Pigrizia»
di Daniele Barbieri
Questa volta la rubrica è riservata a chi mi ha scritto. Una storia fantascientifica di Alberto De Angelis (per rispondergli immaginicinemacoop@libero.it) e tre messaggi.
Il 14 febbraio 2079 la giornalista Silvia festeggia il lavoro finito con i colleghi Albert, fotografo, e Hamid, cameraman. Il loro servizio racconta che in Amazzonia vi sono nuove piante che crescono sui rami di alberi alti 50 metri. La foresta si è ingrandita di 160mila metri quadri. Sul pianeta niente radioattività pericolosa o inquinamento, i fiumi hanno acqua potabile. Pannelli solari ovunque. Parlano del recente passato: tutto va bene nel lavoro e in politica, con gli accordi del 2029 le religioni camminano insieme. Ogni persona vive dove vuole senza discriminazioni per età, razza, sesso e religione. Dal 2025 aboliti gli eserciti.
I tre stanno per salutarsi quando arriva un annuncio-choc: vicino a Strasburgo è atterrato un disco volante. Silvia, Albert e Hamid si precipitano…
Eccolo, un disco con tecnologia 100 volte superiore. Si apre una porta, compare una figura dalle sembianze umane. Alza le braccia in segno saluto. Tutti rispondono.
Alle prime parole dei terrestri, il «nuovo arrivato» aziona un congegno nel taschino, «traduce e mi insegna i termini giusti» spiega. Alla domanda «chi sei?» risponde «vengo da lontano,voi direste extra-terrestre». Tutti iniziano a parlare. Il «nuovo arrivato» attende. Finalmente un terrestre gli parla: «sei un extra-comunitario, non conosci Dante e Bach, non puoi lavorare, perciò ti mettiamo in un centro di accoglienza temporanea».Altri terrestri discutono: «Servirà una polizia per sorvegliarlo», «uno psicologo, forse», «no, meglio metterlo in carcere».
A questo punto i tre si ricordano di essere giornalisti e gli chiedono «come ti senti?».Il nuovo arrivato aziona il traduttore simultaneo «un vù cumprà».
Un amico algerino, da tempo in Italia, mi scrive: «Magdi Allam scatena passioni sfrenate. Politiche non erotiche. Mi sembrava che lui, tanti anni fa, si dicesse copto anziché musulmano ma forse rammento male. Comunque la sua conversione mi ricorda la barzelletta dei meridionali che arrivano al nord, senza una lira e così devono attraversare il Po a nuoto. Quando il marito arriva sulla riva padana, la moglie gli urla “aiutami”. Lui la guarda e poi “non osare parlarmi, terrona”…».
«Sono nera e fin da piccolina ho sempre dovuto fronteggiare il razzismo, lo stereotipo, la maschera che il mondo mi voleva applicare. Subalterna che si ribella, io a un “Sporca negra” so rispondere con sagacia e con il tempo ho affinato le armi dell’ironia. Non mi arrabbio più, distruggo l’avversario con una raffica di parole ben assestate. Una lezione imparata da Malcom X. Ma questo razzismo generazionale non lo so affrontare». Una giovane amica mi segnala questa interessante riflessione di Igiaba Scego su Nigrizia di dicembre 2007. A proposito il correttore automatico mi modifica il titolo in Pigrizia, sarà per involontario razzismo?
Infine un amico mi gira questa frase di Ascanio Celestini (in un’intervista al quotidiano Liberazione): dove vivo io i rumeni sono molto bene inseriti, lavorano così tanto nei cantieri edili che poi sono troppo stanchi per compiere delitti».
Ah, se il titolo di questa rubrica vi suona misterioso provate a leggere Omsizzar al contrario…
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