La pagina di... Rubem Alves Marzo 2008
La pagina di... Rubem Alves
I due occhi
Rubem AlvesPrima parte
«Abbiamo due occhi. Con uno vediamo le cose del tempo, effimere, che spariscono. Con l’altro noi vediamo le cose dell’anima, eterne, che permangono». Così scrisse il mistico Angelo Silesio (pseudonimo di Johann Scheffler , 1624-1677, mistico e poeta tedesco - n.d.t.).
Nell’ambulatorio dell’oculista c’era affissa una stampa con la sezione anatomica dell’occhio. Scientifica. Vera. In quella notte lo stesso oculista s’incontrò con la sua amata. Guardando innamorato i suoi occhi e dimenticando la stampa attaccata alla parete del suo ambulatorio disse: «I tuoi occhi, mare profondo…».
Nell’ambulatorio, il medico non parlerebbe mai in questa maniera. Parlerebbe come uno scienziato. Ma gli occhi della sua amata lo trasformarono in poeta. Come scienziato, dice quello che vede con il primo occhio. Come innamorato, dice quello che vede con il secondo occhio. Ogni occhio vede correttamente a seconda del mondo a cui appartiene.
Il filosofo Ludwig Wittgenstein creò l’espressione «giochi del linguaggio» per descrivere quello che facciamo quando parliamo. Giochiamo con le parole…Vedi il gioco di parole chiamato «barzelletta». Quello che ci si aspetta da una barzelletta è che essa provochi una risata. Immagina, invece, che mentre tutti ridono, una persona chieda: «ma quello che hai raccontato è successo veramente?». A quel punto, lo guarderesti perplesso e penseresti: «Poveretto! Non sa che in questo gioco non ci sono verità. Solamente esistono cose ridicole». Andiamo, adesso, ad un altro gioco di parole, la poesia : «…e nel fondo di questa fredda luce marina, nuotano i miei occhi, due piccoli pesci, alla ricerca di me stessa». Qui la stessa persona contesta quello che dice il poema: «Ma questo non può essere vero. Se Cecilia Meireles si trovasse nel fondo del mare, affogherebbe. E poi gli occhi non sono pesci…». Pover’uomo… Non sa che la poesia non è un linguaggio per dire le cose che esistono. È, invece, un gioco per fare la bellezza. La scienza anch’essa è un gioco di parole. È il gioco della verità, dire il mondo com’è.
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