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Il resto del mondo Marzo 2008

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Luciano Bosi   Nuovi suoni organizzati

Sentir(e) la Madre Africa

di Luciano Bosi

Lasciateci rivelare i nostri corpi

capire le nostre anime
lasciateci prendere tempo
per sentire i nostri sentimenti
musica che sorge dai colori della vita
lasciateci respirare ogni momento
attenti al messaggio
il messaggio che noi siamo vivi
lasciateci dimenticare il nostro disprezzo
liberarci dalle nostre pene
liberi noi stessi dalla pressione
lasciateci capire il nostro momento
come anche le culture ancestrali
non lasciateci mai odiare
solo amore
sentire
solo questo
sentire
     Omar Sosa

Il viaggio sonoro che desidero proporvi si sviluppa nel variegato mondo delle trasmigrazioni etnomusicali nell’ambito della musica jazz, meglio definite etnojazz. Si tratta di una forma espressiva orientata alla pratica dell’improvvisazione globale: culture sonore diverse o semplicemente elementi di queste che si interfacciano mediante una relazione attiva ed inclusiva e che hanno alla base un’idea di improvvisazione riconducibile per lo più a strutture formali di tipo jazzistico. Già nel suo Dna originario, la musica jazz fonde elementi di culture diverse, ma a partire dagli anni 70 la prassi di frequentare sonorità «altre» diviene molto più consistente, dando così origine a diverse esperienze sonore, alcune delle quali di grande innovazione ed interesse musicale. Non posso in questo breve spazio presentarle, mi riprometto in futuro di ritornare sull’argomento. Omar Sosa è sicuramente uno dei massimi esponenti di questo genere, del quale Sentir è considerato uno dei capolavori assoluti, avendo ottenuto anche numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Sosa è un musicista eclettico, dotato di grandi qualità espressive e di una solida preparazione di base. Nato nel 1965 a Camagüey, nell’isola di Cuba, all’età di 8 anni inizia lo studio delle percussioni ed in particolare della marimba (xilofono di grandi dimensioni di origine africana). In seguito, all’Avana, perfeziona i suoi studi in composizione, avvicinandosi da autodidatta al pianoforte. Nel 1995 si trasferisce a San Francisco e si avvia ad una carriera solistica che in pochi anni lo porterà alla ribalta internazionale. Grande cesellatore di sonorità sconfinanti, Omar Sosa, passando con estrema fluidità e tensione emotiva da un pianismo lirico e delicato a sonorità ruvide, a tratti scomposte e dissonanti, dà vita ad un continuo alternarsi e susseguirsi di cicli ipnotici e al tempo stesso eterogenei. Le formule che caratterizzano il suo stile pianistico e le sue composizioni sono legate per lo più a strutture ritmiche ed espressive che hanno come riferimento le culture nere delle Americhe. Più in particolare la musica di Sosa sembra volerci ricordare che dobbiamo riconoscere la grande energia ri-generatrice che possiedono i ritmi tradizionali dell’Africa Nera, i quali permeando le culture incontrate hanno dato origine a meticciamenti sonori che hanno caratterizzato le musiche delle Americhe e che a loro volta continuano ad influenzare e trasformare gran parte delle musiche del mondo contemporaneo. L’idea che funge da sfondo integratore di Sentir è la ricerca di una connessione tra i ritmi tradizionali delle culture nere Gnawa del Marocco meridionale e quelli Yoruba di Cuba, entrambi legate alle pratiche dei riti di possessione, il tutto mixando timbri ed armonie contemporanee con ritmi delle attuali comunità nere del nord America come il Funk e il Rap. È quindi nero e non rosso il filo che conduce gli strumenti e le voci di questo disco alla Grande Madre Africa, cercando di riunire aspetti rituali, religiosi e tradizionali che hanno origini comuni. Ricca ed eterogenea è la varietà di strumenti musicali e di tecniche vocali utilizzate dai protagonisti, tali da non poterli qui elencare, mi limiterò a ricordare i nomi degli artisti che hanno lavorato all’opera: Omar Sosa (Cuba), Gustavo Ovalles (Venezuela), Martha Galarrga (Cuba), El Houssaine Kili (Marocco), Moulay M’Hamed Enneji Fakihan «Shariff» (Marocco), Yassir Chadly (Marocco), Bouchaib Abdelhadi (Marocco), John Santos (Usa/Porto Rico), Terence Nicholson «Sub-Z» (Usa), Randy Rood (Usa), Justo Soler (Repubblica Dominicana).

Concludo con alcune parole di Omar Sosa che possiamo prendere come stimolo per praticare e valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide: «Quello che può dare un’immagine fedele della diversità della musica attuale non è la fusione superficiale di elementi eterogenei; ma l’intuito che tutte queste tradizioni hanno qualcosa a che fare le une con le altre, e che è tempo di farle riconciliare, di farle cantare all’unisono». Buon ascolto a tutte e a tutti.

Sentir, Omar Sosa, OTA1009, Otà Records, 2002, distribuzione Ird, € 19.50

Tra i circa 20 Cd di Omar Sosa vi segnalo anche

Pictures of soul, in duo col percussionista Adam Rudolph - Otà Record & Meta Records, 2004

A new life – piano solo - Otà Record, 2003

Ayaguna dal vivo registrato in Giappone, in duo col percussionista Gustavo Ovalles - Night & Day, 2003

Promise coi contributi di Mola Sylla, voce e percussioni e la magica tromba di Paolo Fresu - Otà & Skip Records, 2006

 

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