A scuola e oltre Novembre 2008
Generazione Y
Fragili narcisi. Generazione ed orientamento sessuale
di Antonella Fucecchi
Abbondano testi e indagini dedicati alla galassia adolescenziale dei nostri tempi che esperti di varia estrazione tentano di imbrigliare in molteplici definizioni, per catturare una complessità che non si fa ridurre facilmente a formula. Troppi elementi innovativi alterano le tradizionali chiavi di lettura delle trasformazioni che caratterizzano questa fase della vita umana: la crisi di istituzioni forti, come la famiglia, la latitanza o la fatica della scuola, il tramonto delle appartenenze religiose e politiche e di luoghi tradizionali di aggregazione, l’irruzione dei media, l’assenza di figure adulte convincenti, una brutale disinvoltura sessuale. Molti studiosi sembrano esprimere rassegnazione e sconfitta: non sappiamo ascoltare gli adolescenti, annota Crepet in un suo testo, mentre Galimberti pone l’accento sulla diffusione di un atteggiamento nichilista che affligge la condizione giovanile; certamente non disponiamo di approcci efficaci per entrare nel mondo affettivo relazionale di un adolescente; Pietropolli Charmet [1] parla di «cuccioli d’oro», di narcisi inafferrabili alle prese con una definizione identitaria sempre più ardua e priva di punti di riferimento: la famiglia da molto tempo è in lotta con forze centrifughe che impediscono di contenere le tempeste adolescenziali; forse la scuola, per la sua funzione rimane un luogo di aggregazione imposto in cui gli adolescenti sono costretti a transitare, rimanendo per anni a contatto con adulti più presenti (per quantità di tempo) degli stessi genitori. È un luogo non virtuale, concreto, in cui c’è ancora presenza, fatto di mura, carta, libri, obsolescente, ma vero.
E la scuola cosa può fare?
Non c’è dubbio che la principale agenzia formativa su alcune aree si è defilata senza neppure avanzare proposte convincenti: si tratta di territori formativi mai attraversati avvolti dal silenzio della rimozione: emotività, affettività, relazionalità, gestione del conflitto, elementi essenziali della crescita umana sono stati evitati ed esclusi dalla didattica come fossero fattori spuri destinati a contaminare il terreno asettico della razionalità. Eppure queste componenti emergono nelle scritte sui banchi e nei bagni, vero diario clandestino giovanile e si ripresentano con drammatica evidenza sotto forma di bullismi, di aggressività malgestita, di istintualità abbandonata a se stessa. Se la scuola è a disagio, se fa fatica ad acquisire competenze emotive nella normale prassi quotidiana, parlare di «educazione sessuale» è una missione quasi impossibile; anzi, sostiene Franco Cambi[2], è fuorviante: non è compito della scuola pretendere di intervenire in un ambito tanto complesso che non si può addomesticare con definizioni riduttive, infatti la dimensione sessuale è trasversale, pervade l’essenza della persona essendo anche il centro propulsore della costruzione identitaria. Alla scuola compete, però, la proposta di un approccio articolato al tema, non meramente informativo, ma inserito una strategia più vasta di formazione relazionale. La scuola è chiamata ad «informare, a far riflettere, ad orientare (rispetto a valori e a stili di comportamento), partendo sì dal sesso e ad esso tornando, ma inquadrandolo in un iter di autoformazione»[3]. Di questo gli adolescenti hanno bisogno: imparare ad inserire la dimensione sessuale in un contesto più ampio di sviluppo e crescita personale per non farne un campo di sperimentazione selvaggia in cui tutto sembra permesso: le modalità più diffuse con le quali gli adolescenti affrontano le prime esperienze sessuali sono segnate dall’occasionalità, dalla casualità, talvolta da riti di iniziazione brutali. C’è un deserto dietro queste adolescenze prive di sensi di colpa, disincantate, disperatamente fragili.
Percorsi e strumenti
Se la scuola decide di intervenire, ha bisogno di avvalersi di strumenti che illustrino quali requisiti dovrebbe avere un percorso di educazione sessuale seriamente impostato in un’epoca caratterizzata dalla crisi di ruoli ed appartenenze. Nel panorama delle proposte editoriali che si interessano al mondo adolescenziale, al di là dei testi citati di taglio prevalentemente sociologico, si segnalano alcuni strumenti mirati ed efficaci.
Per avere coordinate pedagogiche chiare entro le quali situare la questione è opportuna la lettura del contributo di Franco Cambi [4]. L’autore intitola il suo scritto La sessualità. Un tema/problema scolastico nel postmoderno e indica i punti da mettere al centro del lavoro di informazione scientifica:
- l’identità: nella crisi dei ruoli forti dai contorni netti, la identificazione del maschile e del femminile si fa più complessa, si configura come ricerca per tentativi ed errori, mentre emergono, in modo oramai legittimato, altre identità sessuali prima latenti (omosex, bisex, trans). «Tutto ciò non sta fuori dalla scuola. Di ciò essa deve parlare, su ciò si deve dare strumenti di intervento» [5].
- la propria gerarchia di valori: è necessario non assolutizzare in modo maniacale il valore della sessualità perché si iscriva in un orizzonte di senso che comprende altri valori ; occorre che il giovane impari a pensare il sesso dialetticamente in relazione ad altri piaceri ed altri stimoli meno immediati e meno fisiologici.
- la relazionalità sesso-affettiva e le sue dinamiche: su questo terreno la scuola può lavorare efficacemente con gli strumenti che le sono più congeniali, attraverso la letteratura, che analizza la relazione amorosa indagandone tutti gli aspetti, illustrando in modo indimenticabile il linguaggio dell’eros e della passione, ma occorre una riforma profonda delle modalità di insegnamento e trasmissione dei modelli culturali.
- i diritti degli altri e il no alla violenza, il rispetto della libertà: gli ultimi due punti ricordano che la sessualità opera all’interno di uno spazio etico che impone il rispetto di regole e confini e che si opponga alla strumentalizzazione consumistica di sé e dell’altro.
Giuseppe Bazzo e Giorgio Del Re, autori di corsi di educazione sessuale per la casa editrice Erickson divisi per fasce di età, indicano cinque aree sulle quali impostare il lavoro formativo:
- Culturale: non c’è dubbio che il contesto culturale ha un ruolo assai determinante nello stabilire ruoli, funzioni e aspettative connesse all’appartenenza sessuale.
- Biologica: una corretta informazione scientifica sugli aspetti fisiologici della sessualità umana imposta seriamente la trattazione di questo tema e svolge una efficace funzione preventiva.
- Relazionale-affettiva: è l’aspetto meno curato nei corsi di educazione sessuale abitualmente proposti, ma il più necessario per orientare i giovani a vivere la sessualità come comunicazione e rapporto espressione di riconoscimento del corpo e del vissuto emozionale proprio ed altrui.
- Ludica: questa prospettiva illustra le altre componenti in gioco nella vita sessuale come coinvolgimento totale dei sensi, esperienza tattile, visiva, olfattiva.
- Riproduttiva: il fatto che questa dimensione della sessualità appaia per ultima nella trattazione degli autori è una tratto tipicamente postmoderno e postumano e dimostra come mutati siano i parametri valoriali. In altri tempi la funzione procreativa sarebbe senza dubbio comparsa al primo posto, subordinando tutti gli altri aspetti.
Sono percorsi necessari, ambiti di progettazione all’interno dei quali la scuola può e deve fare molto.
©Cem Mondialità
[1] G. Pietropolli Charmet, Fragile e spavaldo, ritratto dell’adolescente di oggi, Laterza, Roma-Bari 2008.
[2] F. Cambi, M.G. Dell’Orfanello, S. Landi, Il disagio giovanile nella scuola del terzo millennio, Armando, Roma 2008.
[3] F. Cambi et al., op. cit., pag. 146.
[4] F. Cambi et al., op. cit., p. 149.
Generazione Y