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Il resto del mondo Ottobre 2008

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Il tesoro nel deserto del Sahel

di Rosina Borgi

Proseguiamo nella pubblicazione dei «diari di viaggio» della delegazione CEM in Burkina Faso, che costituiscono un’interessante e viva testimonianza sul paese e sui suoi abitanti.

Gli amici, un po’ meravigliati, mi chiedono perché dopo solo due mesi ritorno nel Burkina Faso. Rispondo, parafrasando Il piccolo principe di A. Saint-Exupéry: «Vado perché c’è un tesoro nel deserto, che incanta…». C’è un tesoro nel cuore della gente; invisibile, ma è sufficiente l’incontro e si disvela a chi cerca con cuore sincero e amicizia.

Anni di cooperazione nella provincia dell’Oudalan della Regione Sahel ci hanno donato questa conoscenza, che abbiamo voluto condividere con gli amici di CEM Mondialità, con il Direttore di Missione Oggi e con il già Presidente LVIA, accompagnandoli in questo viaggio di scoperta delle donne e degli uomini del Sahel. Essi con la loro capacità, sensibilità e professionalità ci aiuteranno a far conoscere a tanti, nel mondo, questo tesoro inestimabile, che solo incontrando la gente, potranno essi stessi scoprire.

E così, insieme, siamo partiti. Pochi volti conosciuti, Brunetto e Rita. Però il viaggio a Dori e a Gorom-Gorom ci ha addomesticato, tanto che al termine abbiamo sentito che era difficile lasciarci, non potendo più condividere i giorni e le notti, il risveglio (Avez-vous bien dormi?) e le emozioni intense e profonde: «Il viaggio più importante è quello dell’uno verso l’altro»(non ricordo l’autore di questo pensiero, ma è proprio significativo e mi permetto di citarlo). Così è stato, grazie a tutti gli amici del gruppo e agli amici del Sahel. Abbiamo condiviso momenti di riflessione e di preghiera anche con i fratelli musulmani e abbiamo letto, nelle opere e nei sentimenti, la storia dell’Union Fraternelle des Croyants, dalla fondazione al presente: una popolazione unita nella condivisione, nella dura fatica quotidiana per arrestare il deserto che avanza, per cercare l’acqua, per il cibo, per mandare i figli a scuola, per costruire, nel dialogo, percorsi di sviluppo e pace.

Questo è il tesoro che risplende nel deserto e che si può irraggiare nel mondo!

Sono certa che CEM-Mondialità potrà portare questo messaggio e questo esempio a tutti gli educatori in Italia perché sentano l’urgenza di consegnarli ai giovani del nostro tempo. Ne sono certa perché, grazie a CEM, conoscemmo padre Bruno Hussar ed Emmanuel Levinas, e i suoi convegni hanno lasciato profonde tracce in noi; il volto dell’altro da accarezzare!

Come donna, però, ho anche il dovere e la gioia di parlarvi di una donna eccezionale, Mariam Maiga, che Riccardo Botta, avendola già incontrata al tempo di Père Lucien Bidaud, mi ha fatto conoscere.

Mariam arrivò a Dori dal suo villaggio nel 1964 e tre donne europee, che collaboravano con Père Lucien, insegnarono, a lei e ad altre donne, sartoria, lavoro a maglia e ricamo, nel Centro Sociale per le donne (Anndal = La Conoscenza). In pochi anni furono formate 250 donne anche nelle attività domestiche, nell’orticoltura e nell’ingrasso dei montoni.

Mariam imparò rapidamente e diventò a sua volta insegnante. Imparò da sola il francese e fu incaricata di andare a fare l’animatrice nei villaggi. Lei era un’eccezione perché allora le donne musulmane non uscivano di casa.

Nel 1973 ci fu la più grande siccità. Si moriva di fame, ma soprattutto di sete. Il governo non interveniva. Fu in quella situazione che Mariam pensò: «Io non ho paura di nulla, solo di Dio!». E organizzò la protesta di circa 400 donne, con bambini e pentole vuote. La guardia repubblicana non riuscì a fermare il corteo che invase la sede del sottoprefetto. Parlò Mariam, parlò a nome di tutte le donne, parlò a nome dei figli… Disse che se non arrivava l’acqua, non osava immaginare quel che sarebbe successo. Parlò con dignità, autorevolezza e disperazione… E il giorno dopo le cisterne giunsero a Dori. Da allora il processo di liberazione delle donne fu un po’ più facile e anche gli uomini ebbero fiducia in lei. Tanto che quando Thomas Sankara, il leader carismatico del cambiamento politico radicale del 1983, venne a Dori, Mariam potè dirgli: «Noi donne del Sahel la rivoluzione l’abbiamo cominciata prima di voi uomini!».

Grazie Mariam per il tuo esempio! Grazie alle donne del Sahel!

E così siamo qui a raccontare, ma anche pronti a ripartire per accompagnare altri cercatori di pace (speriamo che tra essi vi siano molti giovani), per vivere un’esperienza indimenticabile nel cuore del Sahel. Prometto a tutti (come ci ha detto un altro grande saggio del deserto, Saidou Madiène, un tuareg, fiero del suo nomadismo, che ha dedicato tutta la vita al Sahel): un hotel à mille étoiles dans le ciel !

©Cem Mondialità

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