A scuola e oltre Dicembre 2009
Che aria tira a scuola?
Disinnescate quella bomba! L’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica
di Patrizia Zocchio
La scuola pubblica italiana è laica e plurale, una scuola di tutti e per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di genere, di religione. Questa sua natura deriva direttamente dal dettato costituzionale. La sua organizzazione didattica ed il suo contenuto pedagogico si devono richiamare a questo principio.
Nello scorso mese di settembre, le organizzazioni sindacali della scuola (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals) hanno indirizzato unitariamente una lettera al ministero dell’istruzione con la quale chiedevano di affrontare una volta per tutte le modalità per assicurare alle scuole le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, in maniera che tali attività fossero garantite per le famiglie che lo richiedano, nel caso in cui gli alunni non si avvalgano di tale insegnamento.
Con l’eliminazione di tutte le ore di compresenza nella scuola primaria, con l’eliminazione delle ore aggiuntive nel tempo prolungato, con la riorganizzazione di tutte le cattedre a 18 ore nella scuola secondaria, le scuole non sono più in grado di provvedere a tale compito con le sole risorse interne.
È evidente che in questa situazione è impossibile, in molti casi, assicurare le ore di attività alternative all’insegnamento della religione cattolica richieste dalle famiglie e per le quali la scuola è tenuta in ogni caso ad attivarsi. Purtroppo prevale l’abitudine di «parcheggiare» temporaneamente in altre classi gli alunni che non partecipano alla lezione di religione cattolica, prassi che costituisce una discriminazione nei confronti di un gruppo di alunni.
Questa situazione, in cui si trovano la maggior parte delle scuole, crea disagio ad insegnanti ed alunni/e e non garantisce, come prevede la legge (C.M. 368 del 20 dicembre 1985), attività appositamente strutturate.
Ad oggi le scuole non hanno ancora ricevuto indicazioni su come destinare e pagare le ore alternative all’insegnamento della religione cattolica. Logicamente tali ore dovrebbero essere affidate a docenti in servizio nella scuola con pagamento, da parte del Tesoro, di quelle eccedenti l’orario di cattedra. Gli oneri per tali attività non dovrebbero ricadere sulle spese per supplenze, né sul fondo d’istituto (in quanto esulano dalle finalità cui le esigue risorse sono destinate).
Interessante, a tale proposito, la nota dell’Ufficio scolastico provinciale di Bologna che ha autorizzato la nomina di supplenti per le ore richieste da una scuola secondaria di primo grado per le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica.
Il vuoto genera il fai da te
In una tematica di per sé esplosiva (ha ancora senso delegare alla scuola l’insegnamento della religione? Quale religione? Con quali mezzi e pagati da chi? Non sarebbe meglio l’ora di etica? ecc.), questo vuoto rischia di essere un detonatore di conflitti carichi di motivazioni, emozionalità, sensibilità e visioni unilaterali.
I padri della Costituzione lo sapevano e, pur nell’impossibilità di predire il futuro, hanno tracciato una strada: quella della laicità nella formazione del cittadino, del rispetto di tutte le forme religiose e dell’ateismo, della non discriminazione e dell’integrazione delle differenti correnti di pensiero.
Non è solo una questione di pagamento orario, non è solo un pronunciamento burocratico, ma un’urgenza: per favore se credete nella pace, disinnescate quella bomba!
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