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A scuola e oltre Ottobre 2009

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Antonella Fucecchi  Che area tira a scuola

Rifare gli italiani, la missione della scuola

di Antonella Fucecchi

Le indicazioni contenute nel documento di indirizzo del 4 marzo 2009 che introduce la sperimentazione dell’insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» rappresentano una delle sollecitazioni più stimolanti degli ultimi anni: esse richiamano l’attenzione sulla Costituzione, poco conosciuta, sostanzialmente ignorata, accanto alla parola chiave «cittadinanza», fornendo le coordinate della corretta impostazione giuridica di questioni che, dopo venti anni di intercultura, esigono risposte più mature. Il documento è lo sfondo integratore nel quale situare l’intervento formativo interculturale nella pluralità dei suoi approcci: cognitivo concettuale, relazionale e affettivo, suggerendo che integrazione e cittadinanza siano diritti della persona a prescindere dalla sua provenienza e della sua origine etnica e che lo Stato, nell’istituzione scolastica, debba occuparsi di garantire nel più genuino rispetto dei principi costituzionali pari diritti e pari opportunità, superando l’ottica dell’accoglienza paternalistica.
Il testo si presenta come un ottimo strumento a sostegno della società civile da anni impegnata nel campo dell’integrazione del cittadino immigrato: la posta in gioco, infatti, è la stabilità della convivenza civile nel nostro paese, e ci costringe a fare i conti con il passato prossimo delle nostre politiche scolastiche che hanno relegato la cosiddetta educazione civica a disciplina ancillare, mentre è l’unica vera occasione che gli studenti avrebbero di impostare una cultura giuridica fondata sulla legalità e sul valore del diritto, totalmente assente nel panorama formativo, causa responsabile almeno in parte dello scarsissimo senso civico che ci caratterizza negativamente nel panorama europeo.

Il futuro è già entrato dalla finestra

È il momento di comprendere che il futuro è già entrato dalla finestra mentre si tenta di sbarrargli la porta. Lo prova la vitalità delle seconde generazioni di ultraventenni o trentenni ormai in grado di avviare un’interessante elaborazione della complessità della loro origine e di esprimere un ricco vivaio di giovani talenti letterari, soprattutto femminili, come Cristina Ali Fara o Igiaba Scego. Dunque l’integrazione non è problema dell’altro, ma nostro e del nostro sguardo sulla storia attuale, sulla miopia della nostra classe politica, incapace di trovare soluzioni creative: la nostra non è una società resiliente.
Il documento «Cittadinanza e Costituzione ha come oggetto noi, il chi siamo e il come vorremo diventare, chiamati ad un ripensamento di concetti chiave come legalità, diritti, doveri, in un panorama di riferimento mutato: la classe è abitata dalla complessità costituita da un mosaico di provenienze ed appartenenze che non ci interpella più soltanto in chiave di percorsi didattici o di pratiche di prima accoglienza, ma esige un salto qualitativo. Siamo in ritardo, anche per la scarsa consapevolezza di quanto avviene nel nostro paese alle prese con svolte antropologiche che, mal gestite, potrebbe provocare effetti devastanti sul tessuto sociale,non diversamente da quanto accaduto in Francia.

Un testo rivelatore

La lettura del testo del giovane autore francese François Begaudeau La classe offre un eccellente saggio sulla disgregazione in atto non soltanto nella scuole delle banlieue francesi, ma nella Francia tout court. Attraverso una tecnica puntiforme in cui è evitato lo sguardo diretto sulle persone, l’autore descrive il rassegnato fallimento delle politiche scolastiche francesi in materia di immigrazione. L’atteggiamento del corpo docente è burocratico ed inerte. I professori, alle prese con macchinette distributrici inceppate, sono alla ricerca di un viatico o di un surrogato caffeinico che consenta di affrontare la giornata scolastica. La relazione didattica è frustrante: il professore ridotto al rango di domatore stanco che usa l’arma della persuasione o, esasperato, dell’espulsione. Intanto una girandola di adolescenti come meteore attraversa le classi. Lo scrittore identifica gli alunni di origine magrebina, ma anche cinese, dalle scritte sulle magliette, dagli accessori vistosi: non aiuta davvero i suoi ragazzi non perché non li ami, ma perché è rassegnato alla loro perdita. Le lezioni di lingua francese ristagnano sui verbi, mentre la vitalità dei ragazzi e il loro groviglio di contraddizioni trova vie di uscita violente o devianti in mancanza di ascolto. Un unico sprazzo di umanità si manifesta nel momento in cui una ragazza di fronte all’ennesimo fallimento scolastico, balbetta piangendo «Professore, mi aiuti, non ci capisco niente…». La lettura del testo è istruttiva perché profetica, indicando una deriva possibile anche in Italia, dove siamo in ritardo nella percezione del fenomeno.

Il rapporto del Censis

Nel documento del Censis pubblicato nel gennaio 2008 «Vissuti ed esiti della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in Italia», si fa notare che esso «colma una lacuna conoscitiva importante» su quello che gli autori definiscono «un problema della scuola italiana». Nonostante l’infelice impiego del termine «problema» per indicare un fenomeno sociologico, il testo rappresenta uno strumento di partenza per monitorare una situazione in costante evoluzione. Dai risultati della ricerca, risulta che nel 2007 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 501.494 nelle scuole di ogni ordine e grado, con un consistente incremento nella scuola media superiore; la concentrazione degli alunni non è uniforme sul territorio nazionale: l’Emilia Romagna è la regione con la maggiore concentrazione (10,7%), in Umbria la percentuale è analoga (10%) seguita dalla Lombardia (9,2%), Lazio (6%), mentre nelle regioni meridionali la percentuale non va oltre il 2%. L’indagine ha coinvolto soltanto il ciclo dell’obbligo e conferma quanto tardivamente il fenomeno sia diventato oggetto di una riflessione seria, che è pervenuta alle seguenti conclusioni:
  • la componente scolastica nella sua interezza comincia ad attivarsi soltanto quando la percentuale di alunni stranieri si eleva e compromette la prassi scolastica abituale;
  • ogni realtà territoriale reagisce mobilitando le proprie risorse e ciò, in regime di autonomia, determina una forte sperequazione tra regioni e aree rendendo la situazione piuttosto frastagliata
  • ancora molto è affidato al volontarismo dei docenti che avvertono urgente la necessità di supporto per far fronte a situazioni giudicate stressanti o difficili;
  • una criticità non risolta è il rapporto con le famiglie di origine, che non sempre sono in grado di sostenere anche sul piano psicologico lo sforzo di integrazione dei figli.
  • emerge la necessità di uno statuto professionale definito per la figura dei mediatori, ritenuti la soluzione più efficace alle difficoltà comunicative.
  • Il rapporto perviene alla conclusione che esistono dei rischi consistenti:
  • la ghettizzazione degli studenti con cittadinanza non italiana e il loro concentrarsi in scuole disertate dagli studenti italiani;
  • l’aumento del tasso di insuccesso scolastico specie nel tratto formativo più alto con il risultato di accrescere i casi di abbandono e dispersione, piaghe endemiche della nostra scuola;
  • il fallimento o la scarsa incisività di progettualità interculturali a breve termine, mentre emerge chiara l’esigenza di affrontare la situazione con un ripensamento radicale dell’impianto scolastico giudicato dagli esperti del Censis troppo «italianocentrico».
Significative le parole conclusive dell’introduzione: «Il primo passaggio verso una scuola (e una società) interculturale, che riconosce l’importanza delle seconde generazioni di immigrati deve essere di carattere normativo, finalizzato ad “allargare le maglie” per la concessione della cittadinanza ai giovani nati e cresciuti nel nostro paese».

©Cem Mondialità


[1] Sul film tratto dal libro di François Begaudeau, si veda l’articolo di Lino Ferracin, alle pp. 31-32 di questo numero di CEM Mondialità.

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