Il resto del mondo Ottobre 2009
Mediamondo
Rapporto sui diritti globali 2009
Daniele Barbieri Ediesse, 2009, pp. 1376, euro 30,00

Mi capita ogni tanto di incontrare qualcuna/o che mi dice: «ti leggo su CEM». Contento - ma anche inquieto - di essere un punto di riferimento, scuserete se - dal fondo del mio cuoricino e dei pochi neuroni che ancora funzionano - vi rivolgo un appello accorato: leggete Rapporto sui diritti globali, pubblicato per il quinto anno da Ediesse. È curato da Società-in-formazione (il sito è www.dirittiglobali.it ) con Cgil e di Arci, Actionaid, Antigone, Cnca (il Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza), Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente.
Linguaggio chiaro e fonti sempre dichiarate: dovrebbe essere la regola e invece è sempre più l’eccezione. Il volumone (prezzo altino ma ridicolmente basso rispetto al “valore”) è diviso in 4 parti: diritti economico-sindacali; sociali; umani, civili e politici; globali ed ecologico-ambientali. Ogni sezione è divisa così: interviste introduttive a esperti, una sintesi, approfondimenti, brevi schede, le prospettive, i fatti (in sostanza una dettagliata cronologia), parole chiave, i numeri, riferimenti bibliografici e web. In coda le fonti ma anche l’utilissimo indice dei nomi.
Il quadro del 2008-2009 è assai fosco ma occhio a «Buone notizie & buone pratiche» (circa 70 box).
È un fantastico mix di fonti istituzionali e sovra-nazionali (che, guarda un po’, i nostri politici e opinionisti ignorano) e di quelle che i siglomani ribattezzerebbero «intgoa» (informazioni non troppo governative o addomesticate) che arrivano dalla società civile che resiste, resiste, resiste. Non tutto è perduto.
Se per caso siete studenti considerate questo librone come un esame-chiave non solo per l’università ma per la professione. Se invece siete grandicelli sarà un aggiornamento necessario per stare al mondo. E resistere. Per correttezza devo avvisare i più “timidi” che qui troverete parolacce e bestemmie che… neppure nei peggiori bordelli: non «c***o» o «v***o», che come sapete sono legittimate in ogni dove, ma «sfruttamento» e «ingiustizia» o «prevenzione», veri e propri tabù del tempo in cui viviamo.
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