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I paradossi Aprile 2010

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  I paradossi

Il dialogo intrareligioso e le sante vertigini della fede

di Luciano Mazzocchi

Il dialogo fra credenti di differenti religioni è «interreligioso» se consiste nello scambio di nozioni conoscitive reciproche, e «intrareligioso» quando l’approccio all’altra religione è inteso come via della propria personale conversione. Il dialogo intrareligioso è avventura vertiginosa nello Spirito.

Nella prima metà del secolo scorso alcuni monaci cristiani hanno messo in atto il vero dialogo intrareligioso, quando questo era ancora ignorato e temuto dalla maggior parte della Chiesa. Fu vero, perché nacque da dentro la loro stessa ricerca di Dio e perché fu vissuto con il coinvolgimento radicale della loro vita. Di questi grandi cristiani evoco alcune figure: Thomas Merton, Jules Monchanin, Bede Griffiths, Henry Le Saux, Oshida Shigeru. Il benedettino Henry Le Saux condivise in silenzio per anni la vita eremitica dei monaci indù di Uttarkashi, nel cuore dell’Himalaya. Nel silenzio praticò il vero dialogo; mentre spesso, pur dicendo molte parole, si può non dialogare affatto. Il dialogo senza vero dialogo si diffuse e divenne moda religiosa. Il documento conciliare Nostra Aetate (1965) riconobbe il dialogo interreligioso come parte integrante della vita cristiana e prevedeva che in ogni curia vescovile fosse istituito l’ufficio per promuoverlo. Inaspettatamente, dal riconoscimento ufficiale conseguì che il dialogo perdesse in convincimento, decadendo in una delle tante pratiche che un buon cattolico deve compiere.

Il dialogo si fa spettacolo. In non pochi raduni interreligiosi si programma la veglia di preghiera in cui i vari rappresentanti compiono gesti rituali della propria tradizione. Questi incontri terminano con l’autosoddisfazione di ciascuno per la bella figura fatta, ma forse nessuno ha fatto un piccolo passo nell’anima dell’altro. Sono incontri scialbi, è come mettere in mostra il volto della propria madre. La cose più intime, e la religione è cosa intimissima, si custodiscono con pudore.

Il vero dialogo destabilizza ciò che era creduto unico e definitivo, provocando le vertigini. Richiama il periodo suscitato dalla tesi eliocentrica galileiana. La Chiesa aveva ordinato i suoi dogmi agganciandoli così bene alla visione tolemaica dell’universo, che dogmi e agganci sembravano coincidere, al punto che il supporto fu interpretato come parte del dogma. Dante poté intessere la Commedia sulla filigrana del sistema tolemaico e regalarci un impareggiabile capolavoro. La tesi eliocentrica sconvolse tutto: la madre Terra veniva declassata a «non centro» del cosmo, e all’uomo veniva sottratta l’illusione di avere il cielo che gli fa cupola sopra il capo. Soprattutto, la Bibbia risultava contenere errori circa il movimento degli astri.

L’uccello vola nel cielo libero perché il cielo è sempre più grande del suo volo. Nel dialogo intrareligioso l’uomo sperimenta la mistica del volo spirituale in Dio, che è sempre più grande del nostro cuore. Il documento della Santa Sede Dialogo e annuncio (1991) afferma: «Quando è stato assunto l’obiettivo di una più profonda conversione a Dio di tutti, il dialogo interreligioso assume la propria validità. In questo processo di conversione potrebbe essere presa la decisione di abbandonare la propria situazione spirituale o religiosa precedente al fine di dirigersi verso un’altra» (n. 41).

Nel Vangelo l’Infinito s’incarna nel finito; nello Zen il finito si scioglie nell’infinito. Due vie opposte. Ospitare nella propria anima gli opposti Vangelo e Zen e, senza manipolare, lasciarli interagire. Il volo della fede nel dialogo Vangelo e Zen è spazioso e l’uomo vi intravede la sua nobiltà, al cui servizio sono il Vangelo e lo Zen. A una prossima puntata qualche cenno su questa esperienza. 


Padre Luciano Mazzocchi
è missionario saveriano e animatore del cammino Vangelo e Zen a Desio (Monza)

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