A scuola e oltre Maggio 2010
Buone pratiche di resilienza
A Gallico di Reggio Calabria, nonostante tutto, si continua a… resistere!
di Alessandra Ferrario, Oriella Stamerra
Concludiamo, per quest’anno, la rubrica sulle buone pratiche di resilienza con un intervento di Mimma Iannò La Torre, storica aderente al gruppo CEM di Reggio Calabria. Mimma ha partecipato lo scorso agosto all’ultimo Convegno CEM, assieme a due «compagne di cammino» (così lei le definisce), sperando di riacquistare energia e motivazione per continuare un impegno messo negli anni a dura prova da svariati motivi. Si è interrogata e messa in discussione e, proprio nel momento in cui ha creduto necessario concludere il percorso nella sua regione, si è ritrovata immersa e proiettata in spazi più ampi. Così sulla rivista abbiamo apprezzato la sua voce accorata nel bell’editoriale di febbraio, pieno d’amore per la sua terra... o ancora, si è ritrovata a far parte del gruppo «stabile» di amici del CEM di Puglia, Campania, Calabria e… dintorni che, ai primi di marzo, hanno dato vita al Primo Convegno CEM SUD.
Ora, con questa sua ulteriore testimonianza, sprona di nuovo tutti a non cedere di fronte alle difficoltà e noi la ringraziamo per il suo ricordarci che la resilienza è quella forza che, anche quando sembra spegnersi, è in grado di rinascere con orizzonti nuovi e fecondi...
A Gallico di Reggio Calabria, nonostante tutto, si continua a… resistere!
Non è semplice racchiudere in poche righe il percorso di formazione interculturale compiuto, in quasi nove anni, da uno sparuto gruppo di insegnanti/donne in quel luogo lontano dall’Italia che è Gallico di Reggio Calabria. Raccontare la nostra resilienza ancora oggi, che non abbiamo più, per varie vicende, la possibilità di agire come un gruppo solidale, mi pare importante, perché penso che si debba continuare a resistere anche da soli/e, per tentare di percorrere piste alternative, proprio in nei momenti drammatici in cui viviamo, sia come persone, sia come educatori/educatrici, dei figli/e di oggi. Generazioni che stanno crescendo in un mondo che si trasforma continuamente e che richiede una costante interpretazione dei segni e dei significati di questa meravigliosa avventura che è la vita. Generazioni che avranno sempre più l’esigenza di conoscersi in modo non violento, intrecciando un dialogo permanente tra le persone che professano religioni diverse e che provengono da culture altre. Resistere, quindi, per noi significa autoeducarci ed educare ai valori della solidarietà e dell’accoglienza reciproca, soprattutto con chi per altre strade arriva davanti alla nostra porta e chiede comprensione e aiuto; significa, ancora, dialogare con la diversità e resistere a chi vorrebbe, invece, agire in modo poco pacifico con chi manifesta un volto e una filosofia di vita completamente differenti dalla nostra.
Un invito dal CEM
Nel gennaio del 2001 ad alcune maestre di Gallico, popoloso quartiere di Reggio Calabria, giunge un singolare invito di partecipazione ad un incontro-dibattito sulla «Convivialità interculturale» organizzato dal CEM (Centro di Educazione alla Mondialità), al quale avrebbe partecipato p. Ivaldo Casula, missionario saveriano e direttore del Movimento CEM. Il 20 febbraio 2001 le maestre più curiose e motivate, dopo aver ascoltato il suo discorso, decidono di riunirsi, per la prima volta, nei locali della casa dei padri saveriani, situata all’interno del Parco della Mondialità, per iniziare il percorso formativo. P. Oliviero Ferro e p. Piergiorgio Lanaro, missionari rientrati dal Congo e dal Camerun, avrebbero assicurato il loro contributo per organizzare gli interventi nelle scuole. La sottoscritta, nominata da p. Ivaldo referente del gruppo, si è data subito da fare per allargare il cerchio, invitando anche amiche che non operavano nella scuola, ma erano impegnate in oratori e parrocchie. A quell’invito risposero soltanto in due, perché le altre sostenevano di non poter assumersi impegni ulteriori. Il gruppo si stabilizzò con sei partecipanti, oltre la presenza dei padri missionari. Fu il primo miniconvegno CEM, che consentì aumentare il numero delle partecipanti. Le tematiche trattate dai padri saveriani Lanaro, Casula e Ferro e da alcune di noi, che si erano preparate con diligenza, suscitarono interesse e alla conclusione dell’incontro si sono registrate nuove adesioni al nascente gruppo CEM di Gallico. Eravamo ormai dieci!
La decisione di aderire al Comitato per la Pace di Reggio Calabria (che riuniva diverse associazioni) fu determinante e ci spinse in una realtà più complessa. Abbiamo intrapreso così una stretta collaborazione con vari organismi, dando vita a uno scambio formativo di programmi e relatori, che ci hanno aiutato nella formazione e nella realizzazione di ben nove convegni regionali. Ricordiamo alcuni nomi importanti come il teologo della liberazione Giulio Girardi, il professor Antonio Nanni, il nostro attuale direttore Brunetto Salvarani, Adel Jabbar, Laura Luzzatto… Con la speranza di poterci aprire con più efficacia nelle scuole abbiamo, poi, avuto l’idea di un concorso: Il mio paese è il mondo che ha visto tre edizioni. E non dimentichiamo l’esperienza dello scorso anno: un doposcuola per integrare i bambini che provenivano da altri paesi con i nostri alunni/e.
Ricordo la visita lampo del grande p. Milani e il suo entusiasmo nell’appoggiarci in quell’iniziativa. Inoltre, molti sono stati i contributi che il gruppo locale di CEM ha dato come sostegno all’ong ASSEFA-India e ai progetti dei missionari saveriani in Camerun e in Indonesia.
Molte le difficoltà, ma l’impegno continua
La maggiore difficoltà incontrata in questi anni è stata la partecipazione non convinta delle scuole presso le quali abbiamo bussato per presentare il Movimento CEM e le proposte di formazione per gli insegnanti. Noi abbiamo proseguito nel nostro cammino e biblicamente consapevoli dicevamo: «perché all’andar si va piangendo, gettando il seme, ma al ritorno si viene cantando…». Tutto questo entusiasmo e fervore veniva annualmente rigenerato dalla partecipazione ai convegni nazionali del CEM che, attraverso i laboratori, rafforzava in ognuna di noi la consapevolezza di essere sulla strada giusta e in compagnia di esperti e testimoni non solo del Vangelo, ma anche di grandi professionalità e umanità. Lentamente, però, qualcosa è cambiato. Altri impegni si sovrapponevano, alcune di noi, ormai in pensione, ritenevano di non avere bisogno di approfondire… e hanno preferito lasciare. Siamo rimaste, per ben tre anni, solamente in due...
Cosa fare? Nonostante la speranza di essere appoggiate da alcune colleghe per i corsi di formazione nella nostra scuola (l’ultimo che abbiamo fatto è stato «L’Italiano per gli stranieri»), non avevamo la percezione che si potesse superare il subdolo sentimento discriminatorio, impaurito e qualunquista nei confronti dei problemi urlati quotidianamente e strumentalmente dalle televisioni! Di fronte allo sgomento suscitato dai tagli operati dal governo nella scuola… cosa fare e come reagire? Abbiamo pensato che una pausa di silenzio potesse aiutarci, decidendo di partecipare al Convegno di San Marino sulla felicità (ironia della sorte!). Al ritorno, la mia amica ed io ci siamo dette: resistiamo, vuoi vedere che è la strada giusta? Ma non è andata così, il gruppo locale (composto da me e da lei) si è sciolto. Tuttavia, per strade diverse, continuiamo nel nostro impegno, dopo aver imparato nel silenzio delle nostre anime che ciò che conta davvero, alla fine di un percorso, è perseverare nell’amore, perché è in forza di questo dono che noi esseri umani possiamo dialogare e costruire un mondo più giusto.
©Cem Mondialità