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Dossier Ottobre 2009

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   La politica e la nuda vita. È ancora possibile educare?

G2 a scuola di integrazione

a cura di Marco Dal Corso

L’islam della seconda generazione

Educate i vostri figli per un tempo diverso dal vostro
  Ali Ben Abu Talib, IV califfo dell’islam

Se quello che dice il califfo è vero, vogliamo lasciarci condurre, in questa pagina interreligiosa, dalla parole di una giovane musulmana che di nome fa Sumaya[1].

Nonostante le catalogazioni (quelle, ad esempio, che misurano in decimi, per cui: c’è la generazione 1,25 ovvero quelli che sono arrivati in Italia a 14 anni compiuti; la generazione 1,5, cioè quelli arrivati tra i 7 e i 13 anni; la generazione 1,75, quelli arrivati prima dei 6 anni e infine la seconda generazione vera e propria, ovvero quelli nati in Italia), rimane che «la vera sfida è vivere un’identità complessa e ricca che verrà continuamente sottoposta a riassestamenti e modifiche» (p. 22). L’islam della seconda generazione (variamente intesa e misurata) ci ricorda che non ci sono identità monolitiche irriducibili e che c’è, invece, in atto un processo di meticciamento, di ridefinizione anche religiosa oltre che culturale.

Proprio alle seconde generazioni la religione «arriva» sotto una duplice proposta: dal momento che non è più scontata, come lo era per i loro padri nella terra d’origine, ma che invece diventa (tanto più l’islam) motivo di differenziazione quando non di esclusione, il giovane musulmano nato e cresciuto in Italia può scegliere la religione dei padri o come elemento sicuritario, per rafforzare un’identità minacciata, oppure essere rivissuta a partire da nuove mediazioni culturali. E mettere in crisi, così, i pregiudizi altrui come ancora ricorda Sumaya che ha scelto di portare il velo: «forse il problema non sono tanto i veli sulla testa, quanto quelli nella testa»(p. 79).

 «Da alcuni anni a questa parte si parla molto di Islam moderato. Ancora non ho capito cosa sia. E’ moderato che prega moderatamente, che so, magari tre volte al giorno invece di cinque? O digiuna moderatamente, invece che dall’alba al tramonto solo mezza giornata? Oppure chi in macchina, invece di ascoltare il Corano a palla, ogni tanto mette su un CD dei Pink Floyd?» (p. 159-160).

L’islam che verrà, vissuto proprio dalle seconde generazioni, mentre chiede ai non-musulmani di superare gli stereotipi con cui ancora oggi lo si guarda, potrà porsi oltre la tradizione popolare, tipica della religiosità dei paesi di origine dei genitori, come oltre l’interpretazione dei dotti che hanno finito per legalizzare (tentazione di ogni comunità religiosa) ciò che nasce come moto di spirito libero e liberante. Come dice ancora Sumaya: nuovi italiani crescono.



[1] Trattasi di Sumaya Abdel Qader e del suo ultimo libro Porto il velo, adoro i Queen, Sonzogno, Milano, 2008 da cui sono prese le citazioni riportandone il numero di pagina.

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