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Editoriale Ottobre 2009

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Brunetto Salvarani   Editoriale

Ciao Nanda, signora libertà...

Brunetto Salvarani

Fernanda Pivano

«Cominciai a sognare anch’io insieme a loro/ poi l’anima d'improvviso prese il volo…». Nonostante l’età, che si sarebbe detta veneranda, la partenza di Fernanda Pivano nel cuore dell’estate per quelle nuvole che piacevano tanto al suo fraterno amico Fabrizio De André ha lasciato - fra quanti l’hanno conosciuta di persona, o l’hanno comunque amata per la sua straordinaria energia intellettuale - il sapore di una perdita ingiusta. Improvvisa. E inadatta alla sua proverbiale vitalità. Forse perché la sua missione di ponte vivente col mondo, in particolare con l’America, ci appare oggi più preziosa che mai, soprattutto se vista da un paese, il nostro, malato di provincialismo e di chiusure mentali. Tutto il contrario di Nanda (così la chiamavano tutti), che ha speso la sua lunga esistenza a intrecciare relazioni, a tradurre testi, a valorizzare talenti, più o meno giovani.

È stata una donna scanzonata, ironica e dolcissima, e intendo ricordarla, dalle pagine di CEM Mondialità, anche perché ci ha insegnato a innamorarci ogni giorno, e senza stancarci: una dote, un esercizio intellettuale che personalmente ritengo necessari per ogni buon educatore. Figlia di una famiglia borghese, nasce a Genova nel 1917, ma all’età di nove anni si trasferisce a Torino, dove frequenta il liceo classico Massimo D’Azeglio. Qui avviene l’incontro decisivo con Cesare Pavese, suo professore, che le insegna, con la matita rossa e blu in mano, quel mestiere di tradurre che lei avrebbe portato ai massimi livelli. Nel ‘41 Nanda si laurea in lettere con una tesi in letteratura americana sul capolavoro di Melville Moby Dick. L’anno della seconda laurea, in filosofia, il 1943, è anche quello della sua prima pubblicazione: si tratta di Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters, e basterà soffermarsi su quest’avventura per intuire la grandezza di questa piccola donna. La pubblicazione dell’Antologia di Spoon River ebbe infatti una storia assai travagliata: durante il fascismo la cultura americana era osteggiata dal regime, in particolare se esprimeva idee libertarie come nel caso di Lee Masters. Per lei, fu un colpo di fulmine: «L’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così: mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti!». Nel disco di De André ispirato dalla Pivano e da Spoon River, Non al danaro non all’amore né al cielo, uno dei suoi capolavori, quella poesia s’intitola Un malato di cuore. Certo, per un’adolescente curiosa ma cresciuta in un’epoca dominata dall’epicità a tutti i costi, i versi di Masters e la loro scarna semplicità sono una rivelazione! Per conoscere meglio i personaggi del libro, lei traduce le poesie senza dirlo a Pavese, temendo di esser presa in giro: ma un giorno lui scopre in un cassetto il manoscritto, e in breve convince Einaudi a pubblicarlo. Secondo la narrazione dei protagonisti, che sa di leggenda, l’editore eviterà la censura del famigerato Minculpop cambiando il titolo in Antologia di S. River e spacciandola per una raccolta di pensieri di un improbabile San RiverNanda, però, pagherà quel lavoro con il carcere, perché vi si «parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo…». In effetti, una bibbia giovanile come On the road di Kerouac o una raccolta di poesie come Howl di Ginsberg (la lirica omonima ispirerà il Guccini di Dio è morto), sono solo due dei tanti testi che senza il lavoro di Nanda forse non avrebbero mai varcato l’Atlantico. Invece, approdarono in Italia, offrendo spunti di riflessione a una generazione che altrimenti non avrebbe conosciuto l’altra faccia della medaglia americana. Volumi che i ragazzi leggono ancor oggi, «come allora - scrisse una volta - come ai tempi del sacco a pelo, anche se sanno che quei tempi non torneranno più, che quei sogni sono finiti per sempre: li leggono perché cercano qualche traccia di quella meravigliosa speranza, inafferrabile dea, immortale bellezza che è sempre stata e sarà sempre la libertà». Ciao Nanda, e grazie di tutto!

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