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La pagina di... Rubem Alves Febbraio 2012

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Ruben Alves   La pagina di... Rubem Alves

L’ arroganza

Rubem Alves

Nicolas Berdyaev, filosofo russo, ha detto che l’estetica è il campo in cui Dio e il Diavolo combattono le loro battaglie. Ci sono demoni specializzati nella bellezza. Perché la bellezza è una seduttrice. Le maggiori tragedie nella vita degli individui e dei popoli, infatti, avvengono per la seduzione provocata dalla bellezza. Il programma del nazismo era perfetto: salute, pulizia e bellezza. Io stesso sarei disposto a dare il mio appoggio ad un partito che adottasse tale programma. Hitler amava le arti plastiche e la musica. Quante tragedie individuali accadono a causa di un volto bello e vuoto! La bellezza è il grande idolo dei nostri tempi, adorato da tutti.

Ma ci sono anche demoni specializzati in un tipo di cattiveria denominato «ridicolo». L’arrogante si pensa bello. Solamente quelli che lo vedono si rendono conto che in realtà esso è ridicolo. È il caso del vanitoso. Egli pensa di essere il più bello, il più intelligente, il più interessante. Desidera apparire. È un pavone. Apre la coda con le penne colorate e resta in attesa dell’ammirazione di coloro che sopraggiungono. Si ritiene, in qualsiasi luogo, il centro dell’attenzione di tutti. I più stupidi parlano senza fermarsi, ritenendo che le loro parole siano poesie. Non si accorgono che gli altri dicono: «Sei uno sciocco!».

L’arroganza assume varie forme. Da una parte, troviamo l’arroganza narcisistica. Conoscete il mito di Narciso: giovane e bello, il più bello di tutti, si appassionò alla propria immagine riflessa in una fonte. La sua bellezza lo affascinò al punto che tutto il resto perse d’importanza. Niente al mondo poteva essere paragonato alla sua bellezza. Incapace di vedere la bellezza in altri, divenne ben presto prigioniero della sua immagine. Rimase paralizzato davanti alla fonte e infine morì, trasformandosi nel fiore che porta il suo nome.

Il mondo è pieno di Narcisi. Sicuramente conoscerete quel tipo di persona che quando un’altra racconta una cosa non dimostra il minimo interesse e subito aggiunge: «Ma questo non è niente…», cominciando a parlare dell’unica cosa che realmente gli interessa.

C’è poi l’arroganza del Narciso di turno che, oltre a voler convincere, gode di un certo potere. Avendo potere, s’impone. È convinto che le sue idee siano le uniche giuste, quelle di tutti gli altri sono sbagliate. Non può ammettere che altri possano dire la verità. Perché ciò significherebbe ammettere che gli altri godono di un bellezza che egli non ha. Se fosse solo un Narciso senza potere, la sua bruttezza si rifletterebbe nella bassezza dei suoi discorsi, da cui tutti fuggono. Ma, se questi ha potere (se fosse, ad esempio, un presidente, un direttore scolastico o un capoufficio oppure un poliziotto, un ufficiale dell’esercito o anche un campione di arti marziali oppure ancora un professore, un padre o una madre) vorrà esercitare la superiorità che pensa di possedere. Qui l’arroganza si rivela come violenza. Tutti ridono di lui e desiderano la sua morte.

L’arroganza è intimamente legata alla vanità. La parola «vanità» viene dal latino vanus che vuol dire «vano». Vanità, così, è il vuoto, il senza contenuto, il senza valore. L’arrogante è posseduto dalla vanità. Ho visto un ramarro arrogante, insignificante se sapeva di non essere visto, ma quando voleva impressionare gli altri gonfiava una specie di sacco rosso che aveva sul collo. Era impressionante e incuteva paura.. Ma il suo collo rosso era vanus, era pieno d’aria. Così sono gli arroganti.

Traduzione di Marco Dal Corso

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