Editoriale Gennaio 2010
Editoriale
Per un’etica condivisa
Brunetto SalvaraniLa sentenza di un paio di mesi fa della Corte Europea di Strasburgo sulla proibizione di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, e le vivaci (oltre che spesso strumentali) reazioni che essa ha suscitato, rappresentano solo l’ultimo episodio di un disagio profondo che da tempo attraversa la società italiana, legato al riproporsi di schieramenti contrapposti e perennemente in contenzioso tra loro. Si tratta, certo, di un malessere che ha origini antiche ma che si nutre di episodi, comportamenti e prese di posizione legate all’attualità quotidiana, e sta contribuendo a produrre uno sfilacciamento progressivo del tessuto della nostra convivenza civile. Per certi versi, della stessa democrazia.
Complice questo ulteriore elemento di attualità, vorrei tornare sul volume di Giancarlo Bosetti - direttore della rivista Reset e docente di giornalismo politico all’Università romana della Sapienza - già citato nell’editoriale scorso, Il fallimento dei laici furiosi (Rizzoli 2009), un accorato appello rivolto da un laico agli altri laici. La cui premessa non potrebbe essere più netta: «noi laici stiamo sbagliando e non dobbiamo aver paura di riconoscerlo» nell’ignorare che «le religioni nello Stato liberale non sono solo tollerabili, ma benvenute e, forse, necessarie. Comunque inevitabili, inseparabili dalla generalità degli esseri umani».
Visti i dubbi semantici, nella nostra lingua, sul termine laico, quanto mai ballerino e strattonato da ogni parte, l’autore, opportunamente, distingue da subito un poker di significati del termine laico. Che può essere definito, in primo luogo, qualunque cosa fuori dalla sfera del clero, poi il non cattolico, oppure - ed è questo il significato chiave per l’analisi qui condotta - chi accetta i princìpi della laicità intesa come rispetto delle prerogative dello Stato autonomo da autorità trascendenti e, infine, chi è antireligioso, o irreligioso, e propugna per lo più convinzioni atee, aspirando a diffonderle (posizione, va detto, presente e forse in aumento, ma certo minoritaria). Alla luce dell’uso troppo specifico del primo significato e di quello troppo generico del secondo, appare chiaro che la questione della laicità e della sua differenziazione dal laicismo si gioca sulle varianti e le sfumature che gli altri due significati possono assumere.
Bosetti scrive da laico che sfida consapevolmente, e coraggiosamente, ammettiamolo, le opinioni standard dell’anticlericalismo. Si proclama convinto che il nostro paese avrebbe bisogno di essere alimentato da una società civile ricca di risorse culturali, ideali e politiche; e avrebbe bisogno di fedi e di fedeli delle più diverse confessioni, compresa naturalmente quella dei non credenti, «che in una società aperta è la benvenuta, tra le altre». Non sorprende, allora, che le sue osservazioni fustighino innanzitutto i laici furiosi cui allude il titolo, costantemente impegnati in una battaglia contro la clericalizzazione della vita sociale senza rendersi conto che la società in cui attualmente viviamo, in realtà, «è egemonizzata - argomenta lui, con molte ragioni - non dai religiosi, ma da una cultura di massa per niente religiosa, del tutto secolare, e moralmente miserabile».
Concludo, ma lasciando ben aperta la porta finalmente socchiusa. E augurandomi che possa, a partire da quanto detto, essere fecondo - come ha scritto il priore di Bose Enzo Bianchi, autore a sua volta di un bel libretto sul tema del rapporto fra laici e cattolici, Per un’etica condivisa (Einaudi 2009) - per superare il disagio di cui dicevamo, il fatto di ricercare un’etica condivisa, non come se Dio ci fosse o non ci fosse, ma piuttosto «come se la discussione sull’esserci o non esserci di Dio fosse sospesa». Non una negazione della presenza del religioso nella vita quotidiana, né un relegare il fatto religioso nell’enclave del privato, ma il laico convincimento che «un sostegno della gente di fede agli ordinamenti democratici è un rafforzamento oggi necessario dello stato liberale». Che aggiungere? Parole preziose, che ci si può sperare non vengano lasciate cadere dai vari, potenziali interlocutori dell’odierno fallimento dei laici furiosi.
©Cem Mondialità
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