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A scuola e oltre Gennaio 2010

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Davide Zolettozoletto  In cerca di futuro

Nuovi italiani a scuola

di Davide Zoletto

È uscito qualche mese fa per Il Mulino un volume intitolato Nuovi italiani. I giovani immigrati cambieranno il nostro Paese? Gli autori sono tre demografi importanti, Gianpiero Della Zuanna, Patrizia Farina e Salvatore Strozza. Importante è anche il libro, soprattutto per quanti lavorano nell’ambito dell’educazione interculturale, perché si tratta una delle prime ricerche nazionali sui ragazzi e sulle ragazze figli di genitori migranti in Italia. Con molti dati, ma anche con uno stile piano e accattivante, il libro presenta infatti i punti di forza e di debolezza di questi «nuovi italiani»: i rapporti con i pari, il senso di appartenenza, le aspirazioni e i progetti per il futuro, le quotidiane condizioni di vita e di studio, le difficoltà e i risultati scolastici.

In ambito scolastico, in particolare, il libro evidenzia come per certi aspetti rimanga ancora valido il monito di don Milani: i risultati scolastici, il ritardo, la dispersione dei nuovi italiani e delle nuove italiane dimostrano infatti che anche oggi la scuola serve spesso soprattutto a quanti ne avrebbero meno bisogno. Ai nuovi italiani e alle nuove italiane, invece, ai quali servirebbe «più scuola», spesso finiamo per garantirne di meno. Questo senza nulla togliere ai progetti importanti che tante scuole portano avanti ormai da molti anni.

La questione è particolarmente rilevante nel caso delle scuole secondarie di primo e secondo grado, che appaiono uno dei principali banchi di prova per la tenuta delle politiche italiane sull’integrazione. In questa fascia scolastica, infatti, la dispersione, i ritardi e le differenze nei risultati fra allievi figli di italiani e allievi figli di migranti sembrano indicare l’approfondirsi di un divario sociale fra segmenti della futura «popolazione italiana», divario che potrebbe pregiudicare il buon esito di ogni politica e progetto di integrazione.

In questo senso, diventa oggi importante acquisire una maggiore consapevolezza delle varie «tipologie» di «allievo italiano»: di recente immigrazione; minore straniero non accompagnato; nato in Italia… Si tratta di  approfondire una conoscenza non stereotipata degli stili e dei modi di vita quotidiana di questi ragazzi e ragazze. L’obiettivo è non ridurre il problema di questi allievi e queste allieve alla semplice sommatoria dei loro disagi adolescenziali e migratori. Infatti, se da un lato è utile individuare e affrontare le difficoltà personali di questi giovani allievi, dall’altro è forse più importante oggi sperimentare e consolidare risposte di sistema che producano un effettivo apprendimento da parte dell’intero contesto scolastico e sociale.

Non si tratta, in altre parole, di intervenire solamente sull’allievo, ma di organizzare contesti scolastici ed educativi in cui possano trovare un’organizzazione sostenibile i vari aspetti che impattano sugli esiti della scolarizzazione di questi nuovi italiani: tempo scuola, compiti per casa, personalizzazione dei percorsi di insegnamento/apprendimento, valutazione, aspetti normativi, L2 per lo studio ecc.

Soprattutto, è importante partire dal fatto che gli allievi e le allieve figli di genitori migranti condividono con i loro coetanei figli di genitori italiani l’esigenza di spazi effettivi di espressione, riconoscimento e partecipazione («cittadinanza attiva»), che permettano loro di sperimentare e consolidare - entro una continuità di vissuto personale - sia una pluralità di appartenenze sia un’appartenenza condivisa a contesti significativi comuni.

©Cem Mondialità

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