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A scuola e oltre Gennaio 2010

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  Buone pratiche di resilienza

Arrampicarsi insieme sulla collina della contemporaneità

di Oriella Stamerra - Alessandra Ferrario

Sono trascorsi alcuni mesi da quando abbiamo inaugurato questa nuova rubrica. Tentando un primo bilancio delle «buone pratiche di resilienza» raccolte finora, abbiamo avuto la riprova di ciò che all’inizio avevamo solo supposto: resilienza è un concetto potente, capace di muovere e sollecitare energie positive in molti contesti differenti, appartenenti a realtà tanto lontane da noi, quanto vicine. L’idea di resilienza, infatti, si presta ad interpretazioni ampie, sostiene progettualità e impegni di vario genere, dà vita a declinazioni molteplici.

Fino ad ora, però, le testimonianze giunte non avevano indagato il valore della resilienza all’interno di una dimensione prettamente familiare. Siamo state molto felici, perciò, nel ricevere, qualche tempo dopo il nostro convegno di agosto, una bella lettera scritta da Monica e Flavio, una coppia di amici che, raccontando il loro cammino di famiglie e di spiritualità immersa nel vivere quotidiano, ci offrivano molti spunti di riflessione proprio su quanto possano valere oggi buone pratiche di resilienza anche in ambiti così intimi e personali come quelli familiari.

Ecco ciò che i nostri amici ci hanno scritto.
 

Una casa-famiglia «resiliente»

«Dopo aver respirato i profumi, i colori e gli sguardi del convegno CEM 2009, vorremmo condividere con voi l’esperienza di resilienza che stiamo vivendo a Canelli, in Piemonte, tra le vigne e i falò di Cesare Pavese. Siamo due famiglie e abbiamo iniziato un’esperienza di comunità che è diventata anche un cammino di resilienza per assumere con speranza la precarietà “imposta” dalla vita.

Correva l’anno 2000 quando con Marco e Katia ragionavamo su come aiutarci a rimanere fedeli al Commercio Equo e Solidale, al vivere biologico, a una vita di fede vissuta, allo stile di vita che desideravamo. Viversi accanto sembrava funzionale. Presto siamo passati dal concetto corrente di funzionalità alla presa d’atto che occorre darsi tempo per riflettere, parlarsi, non capirsi, parlarsi di nuovo e non lasciarsi trasportare dall’ansia da prestazione.

Tutto ciò oggi ci sembra resilienza: l’obiettivo non è solo cosa fare, ma dare tempo alla strada, al tipo di relazione da coltivare per “vivere questo nostro tempo”. È un po’ come fare intercultura con il vicino di casa per proporre in modo ordinario il dialogo e la convivenza pacifica.

Poi è emersa con sempre maggior forza la bellezza di pregare insieme, di condividere la vita con quel collante misterioso che è la compagnia di Dio. Così si è “naturalmente” aggiunta la dimensione di fede. Anche nella Chiesa c’è bisogno di resilienza!

Abbiamo definito spazi e tempi, abbozzato una carta d’intenti e dopo quattro anni d’incontri abbiamo trovato una casa con dimensioni per almeno quattro nuclei famigliari stabili (ognuno con i suoi spazi indipendenti), cortile, locali per l’accoglienza, un salone per gli incontri, una cappella, orto, giardino... Il riscaldamento è integrato con i pannelli solari, l’energia elettrica la produciamo con il fotovoltaico e abbiamo vasche di raccolta dell’acqua piovana. Anche la descrizione tecnica può far capire lo stile di vita: resiliente, “biocompatibile”, sobrio, attento alle diverse esigenze.

Per ora stiamo ristrutturando l’edificio, un passo alla volta. Le nevicate dell’anno scorso, per esempio, hanno piegato un tetto già malandato che ora dobbiamo rimettere in sesto. Ogni tanto ci sentiamo “in balìa degli eventi”, ma anche questo è resilienza: attendere, ascoltare, osservare e scegliere quale parte ristrutturare per prima, quali risorse utilizzare poco per volta, avendo presente l’orizzonte finale senza pretendere di realizzarlo subito in forma bella e perfetta. Trasformare il poco che si ha a disposizione, godere delle parti ricostruite è un modo per non scoraggiarsi, rimanere felici, speranzosi e con un progetto sempre vivo!

L’aspetto di relazione con Dio per noi è fondante ma assolutamente non escludente. L’attuale clima socio-culturale purtroppo spesso strumentalizza la dimensione religiosa. Speriamo che questo non diventi mai motivo di ostacolo all’incontro con l’Altro. Ad oggi ci stiamo preparando per proporre momenti di preghiera e di spiritualità ordinaria soprattutto per coppie e famiglie con i figli piccoli che spesso sono in difficoltà negli abituali incontri ecclesiali. La speranza è di offrire incontri e percorsi che aiutino ad apprezzare lo straordinario che sta nelle vicende quotidiane, dagli anniversari di vita di coppia all’esperienza dell’allattamento materno, dall’esperienza della malattia alle tappe di crescita dei figli, dai lutti famigliari alle difficoltà lavorative... Crediamo che in ogni vicenda umana si possa trovare lo spunto per incontrare quel Dio che si fa compagno nella storia, che si incontra nella vita reale di tutti giorni. Questa è già ora la nostra esperienza. Incontrare quel Dio significa incontrare l’umanità, quindi, come ricorda Enzo Bianchi, vivere pienamente la dimensione umana è l’obiettivo del cristianesimo, e sul terreno dell’umanizzazione ci si può incontrare tutti, credenti e non credenti, praticanti di religioni diverse, uomini dai percorsi esistenziali più disparati.

Sintetizzando, data la forza con cui la “barbarie quotidiana” cerca di invadere le nostre vite, vorremmo aiutarci a essere sempre più resilienti nei confronti

  • dell’individualismo sfrenato con una vita normale, ordinaria che mantenga l’eccezionalità dell’incontro e del semplice viversi accanto;
  • del consumismo compulsivo con l’essenzialità e una sana “autarchia”;
  • dell’illusione delle realtà virtuali e ideologiche per aderire alla realtà faticosa sudante e mai perfetta;
  • del Dio chiamato in causa solo quando serve (politicamente, socialmente, sacralmente) per conoscerLo con la preghiera delle esperienze quotidiane;
  • della chiusura su se stessi tenendo uno spazio aperto per ospitare chi passa e bussa alla nostra porta…

Ecco alcune pennellate da condividere con voi, un gruppo di persone che ci ha accolto per come siamo e così ci siamo raccontati nella speranza di avervi come ospiti nella piccola comunità di famiglie per arrampicarci insieme sulla collina della contemporaneità».

Un sincero abbraccio a tutti.

Flavio e Monica con Elisa e Gioele

Frazione Castagnole, 71
14053 Canelli (Asti)

©Cem Mondialità

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