Spazio CEM Gennaio 2012
Il «resto del mondo»
Mediamondo
Francesco Gesualdi
I fuorilega del nordest
Ed. Dissensi, Torre del Greco 2011, pp. 157, euro 12.00

Francesco Gesualdi, dopo l’esperienza significativa ed indimenticabile della scuola di Barbiana con don Lorenzo Milani e la costituzione dal 1985 del «Centro nuovo modello di sviluppo» a Vecchiano, nei pressi di Pisa, continua a stupirci. Il suo secondo romanzo I fuorilega del nordest, si rivela un’avventura riuscita di scrittura piena di freschezza e di attualità. Perché passa in rassegna, attraverso la vicenda del giovane, rampante architetto Riccardo, tanti temi di cocente, attuale interesse, quali la presenza di stranieri in territorio italiano con conseguenti azioni di razzismo ed intolleranza, l’indifferenza nei confronti delle ingiustizie, la corruzione e l’arrivismo di politici senza scrupoli. Le pagine del libro sono un susseguirsi avvincente di colpi di scena, in cui la storia del «nostro» giovane si alterna con le vicende familiari dei genitori che perdono il lavoro a causa dell’invasione dei cinesi e di una stagnazione occupazionale e di sviluppo nella cittadina del nord dove sono ambientati gli avvenimenti. Il protagonista, incerto e per certi versi spregiudicato, coglie la palla al volo dei pregiudizi e dei luoghi comuni, e intraprende un cammino discutibile, dove sconvolgendo molte regole di convivenza civile, si fa abbindolare da cattivi consiglieri e scala il successo, facendosi portavoce di sentimenti discriminanti e razzisti di una lista civica dal nome Brigata italica. Arriva ad essere eletto e diventa assessore, facilitando il suo arricchimento e la costruzione dell’ennesimo ipermercato, all’interno del quale viene assunto. Il denaro, il successo, la corruzione e una propaganda di idee stereotipate fanno breccia e sembrano avere la meglio. Ma ecco che le pagine del libro ci rivelano un lento, costante percorso di cambiamento di Riccardo, che inizia una sorta di riflessione e di ravvedimento. Entrano in scena decisivi e credibili personaggi, quali Ilenia, una combattiva concittadina che si ribella alle ingiustizie e che s’impegna per un cambiamento. E soprattutto Paola , di cui s’innamorerà, che incontra in Cambogia, dove lavora come volontaria con un sacerdote francese in un centro di recupero per minori sfruttati a livello sessuale. Le pagine e la minuziosa descrizione di ciò che accade tra le frenetiche strade di Phnom Pehn rievocano i reportage di Tiziano Terzani. Incaricato di investigare i rapporti tra la sua azienda, e l’industria cambogiana di riferimento, scopre lo sfruttamento e la mancanza di diritti di chi lavora. Due incontri che gli aprono il cuore e il cervello. Si rende conto che esistono altri valori in cui credere, che l’arricchimento delle imprese italiane e straniere, l’avidità e l’aridità non possono avere la meglio, le relazioni significative, l’anelito alla giustizia, alla sobrietà e a un’economia sostenibile. I capitoli sono come foto nitide e scene da film, le cui vicende danno voce alle aspirazioni, ai sogni più genuini. Anche se il romanzo non termina con un lieto fine, la storia di un «altro» Riccardo trasformato può intrecciarsi con quella di tanti giovani o meno dei nostri giorni, desiderosi di dare un senso alla riflessione, all’azione e al sogno di un mondo individuale e collettivo migliore e più giusto. Un bell’esempio, insomma, di scrittura fluida, scorrevole, utile, non scontata, capace di comunicare qualcosa di valido, che sia pure frutto della fantasia di Gesualdi, suscita una sana indignazione per non rassegnarsi di fronte ai soprusi. E soprattutto spinge a un cammino di riflessione e di impegno nel costruire una vita più piena, più sobria, più felice. Alla ricerca del ben-essere e del ben-vivere.
Sulle orme di Maria. Storie di donne di qua e di là dal mare
De Ferrari editore, Genova 2010, pp. 176, euro 15.00

La vita si può raccontare in tanti modi, ciò che conta è restituire almeno un frammento della sua autenticità. Ed è quello che succede leggendo le storie, ma forse sarebbe meglio dire i ritratti, che Elide Taviani raccoglie in questo denso volumetto. Ritratti di ragazze, bambine e donne che l’autrice ha conosciuto e amato e che anche noi impariamo subito ad amare grazie ad una scrittura che indaga e coglie ogni movimento del cuore e della mente.
Come le tessere di un mosaico ogni ritratto va a comporre un affresco unitario sulla forza femminile. Ognuna di queste storie coglie un momento particolare dell’esistenza, in un tempo e in un luogo precisi senza che le diverse protagoniste si conoscano o sappiano l’una dell’altra, ma chi legge finisce per considerare ognuna di loro come tante sorelle di un’unica grande famiglia. E non solo perché tutte si chiamano Maria, come la nonna dell’autrice e l’autrice stessa. Ma perché tutte affrontano la vita con la stessa determinazione, la stessa energia e la stessa capacità di donare. Anche quando sono costrette alla resa, quando soccombono di fronte a situazioni e contesti drammatici e violenti.
Così la giovane italiana che si sveglia un mattino del settembre 1973 nel pieno del golpe cileno, e la neo mamma con il cuore e la mente in subbuglio per la sorte del compagno e del figlioletto vivono la stessa attesa della giovane immigrata costretta, trent’anni dopo, a lasciare la figlia in un istituto mentre attende il rinnovo del permesso di soggiorno. O ancora, la felicità stupita e il sollievo della piccola ecuadoriana che all’aeroporto di Genova ritrova, dopo quasi un anno, il volto della sua mamma, non è diverso dal sollievo e dalla sorpresa che inondano il cuore di un’altra madre alle prese con l’irrequietezza di una figlia adolescente. E la capacità femminile di sostenere, con discrezione e rispetto, la voglia di riscatto delle ragazze analfabete nelle favelas dell'Ecuador è la stessa capacità di ascoltare e condividere il bisogno di aiuto di chi vuole riscattare una giovinezza consumata negli anni di piombo in Italia.
Nel libro troviamo la dignità femminile ferita, l’amore materno custodito e difeso, l’innocenza dei bambini tradita, la solitudine dell’abbandono, i conflitti e l’incomunicabilità tra le generazioni e tra i sessi. Ma ci sono anche l’allegria di stare insieme intorno a una tavola, la passione dell’amore condiviso, la scoperta di terre lontane, le competenze e l’impegno nel lavoro, il coraggio di cambiare, il desiderio e l’orgoglio di essere se stesse.
C’è il presente di un’Italia che sta cambiando per diventare un paese multiculturale e multietnico e ci sono le tragedie politiche del nostro passato, la strage di Via Fani e il rapimento di Aldo Moro, il martirio di uomini giusti, come Vittorio Bachelet, cattolici impegnati in politica profondamente liberi e laici e al tempo stesso profondamente credenti.
I ricordi del passato e le impressioni sul presente si mescolano dando vita ad un racconto polifonico, dove l’invenzione letteraria è sempre sorretta dall’impegno sociale e culturale di Elide, dalla sua grande passione democratica.
Così queste storie sono anche una sorta di autobiografia politica, nel senso più alto della parola. E la lunga esperienza nella cooperazione internazionale e nel movimento per la pace e la non violenza diventa una ricchissima miniera da cui estrarre con delicatezza i diversi frammenti biografici e autobiografici. La testimonianza di una vita spesa per gli altri, con un’idea forte di cittadinanza sempre percorsa dalla tensione verso il bene possibile. E in cui la voce e l’intelligenza delle donne hanno il timbro forte dell’accoglienza e dell’apertura verso gli altri.
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